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L’attimo dell’orizzonte di Luca Gastaldo

Conviene essere attenti quando si vive. Cogliere i dettagli, i sensi allerta, i tocchi scomposti che animano il cuore.
Non sempre si è propensi a farlo, il quieto esistere pare la soluzione migliore, bilancia poco appagante di insoddisfazione.
Conviene essere attenti per non farsi sfuggire scorci di passione ammiccanti dai finestrini del nostro treno in corsa.
In corsa verso dove?

Scostando le tende del mio quotidiano, ho visto un giorno un quadro di Luca Gastaldo

“Quistello o Xingping?”
                      Luca Gastaldo

La commozione e lo stupore hanno sospeso per un attimo il mio respiro e un senso di Continua a leggere L’attimo dell’orizzonte di Luca Gastaldo

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Poesie di: Francesca Pels

DIO
So perché ti ho creato
Ma non ricordo perché ti ho creato
Così.

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CANNIBALISMO

Vivere
secondo un oroscopo
da deridere:
persone
che vanno bene
che non vanno bene
adatte
non adatte
compatibili
incompatibili
come fossimo cavi usb.
Usarci
potendoci ricomprare
potendo cambiare modello
e rimetterci sul mercato al costo di un sms al
quattro-otto-quattro-fattene-una-ragione
che ci dica
se
andiamo bene;
controllo qualità della nostra azienda
per cannibali.
Siamo vegani
ma gli uomini li mangiamo,
siamo ambientalisti
siamo ecologisti
ma di umani ci strafoghiamo:
idee poco inquinanti
poco inquietanti
sentire a basso consumo
persone ad alta digeribilità
per fottere – forse
per fottercene
per fotterci.
Realtà di pixel
facendo l’amore a chilometro zero
con una webcam.
Vivere spolpa
se lo si fa bene;
noi cerchiamo di sopra-vivere
di sopravviverci.
Ma io non voglio
non voglio sopravvivere
io non mi accontento di questo cannibalismo
educato. Io mi incazzo e
maleducatamente
vi mando affanculo.
Non ho nessuno di ultraterreno
per cui risparmiarmi.
Io scelgo di esistere:
sentire è sempre sentire forte
ogni incontro uno scontro
ogni graffio uno squarcio
ogni volta una svolta
il coraggio di avere coraggio
con fragilità.
Vivere
e rischiare di
morirne
con la voce che trema
i capelli spettinati
i segni dei ricordi sul corpo
il peso dell’incapacità di scordare
e la beffa di rinascere
dopo ogni catastrofe.
Nessuna garanzia.
Nessuna assicurazione di
sentire
sapere
pensare, ma non troppo.
Solo il cosmo
addosso
e dentro
caos

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FILANTROPIA A DOMICILIO

Avvolta
intorno alla colonna vertebrale
mi spiego
me;
come un astronomo
con il suo telescopio
osservo
dietro le mie palpebre chiuse
e imparo
a convivermi.

Intervista a: Francesca Pels

1)Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Francesca Pels, piacere. Anche solo Pels.
Sono una scrivente: scrivo prose, articoli, diari, saggi, poesie, che spesso porto fuori da scrivania e virtualità per farle diventare poesia di strada, attraverso installazioni, pitture murali e manifesti. Sono una filologa nel senso più etimologico del termine, amo le parole e mi diverte rimanere sul crinale fra reale e virtuale, fare e oziare, come ammicca il titolo del mio blog: http://otium-et-negotium.blogspot.it/

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?
Queste domande rischiano sempre di confondere storia e ricostruzione fantasiosa.
Mi ricordo che avevo undici anni, ero a casa dei miei nonni e nevicava; decisi di scrivere un racconto e mi piacque tantissimo.
Scrivere divenne la mia cosa più preziosa, il forziere sepolto di una bambina metropolitana. Cosa mi spinse e perché rimane senza risposta – o forse troppe, ma un aspetto è rimasto inalterato: scrivo perché mi piace scrivere.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Quando scrivo voglio essere capita, perciò preferisco tentare una poesia che, secondo le mie testa e sensazioni, sia al passo coi tempi e col lettore: verso libero, parole scelte, precise, ma non altisonanti. Consapevolezza senza ostentazione, così mi piace scrivere.
Poste queste caratteristiche, sperimento, come nella vita, e la forma che meglio mi riesce credo sia una poesia fulminea: poche parole evocative e cesellate, meno tempo per leggerle che per ripensarle e gustarle nel bianco della pagina.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?
Sì, di sicuro si. Studio Lettere, mi è inevitabile essere influenzata dagli autori di cui mi occupo, dalle origini fino alla contemporaneità relegata nelle pagine finali dei manuali. Allo stesso tempo è per me difficile stabilire preferenze: ho imparato ad apprezzare opere che non incontravano il mio gusto, ho scoperto – e qui devo ringraziare le esperienze di poesia di strada – che quasi chiunque può insegnarmi o ispirarmi qualcosa.
Però non voglio sottrarmi dal fare nomi; chi mi sento di citare in questo momento, per una serie lunga di ragioni tra cui la sua poca ingiusta fama, è Alejandra Pizarnik.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.
Preciso. Quasi pignolo, talvolta.
In questo mondo di caos voglio che le mie parole siano un territorio di senso e significato precisamente ritagliato.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?
Non sono d’accordo, non penso di avere parole preferite: la magia del linguaggio sta nella sua pluralità, nella sua poliedricità, grazie a quella possiamo dire anche l’indicibile. Perciò io le parole le voglio tutte, non vorrei fare a meno di nessuna; mi piace impararne di nuove e impiegarne ciascuna nella giusta occasione.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?
Complessità, che sia di linguaggio, come si diceva prima, complessità del mondo, della vita, degli esseri umani; voglio pensare che le mie opere siano un frammento specchio di questa complessità, spaventosa e meravigliosa, che è l’esistenza. Penso e spero emerga uno stimolo di non indifferenza.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?
Mi piace fare fotografie, disegnare, dipingere e modellare, però la parola rimane il mio amore più grande – e più legittimo, credo.

9) Quale tipo di letture preferisci?

In assoluto preferisco leggere poesia.
Di recente però mi affido volentieri a romanzi grafici e fumetti.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)
Onestamente no.
Seguo più o meno giovani scriventi, come me, e alcune pagine che propongono miscellanee di versi e svariati stralci di opere: tutto molto interessante, purché la curiosità del lettore non si sazi troppo in fretta.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).
No, le esperienze editoriali finora sperimentate mi hanno assai delusa.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?
Giusto l’altro ieri uno sconosciuto mi ha definita una teatrante. Ho le mie ossessioni e la passione per tante cose superflue, ma penso di essere originale come ogni persona.
D’altronde, definiresti usuale qualcuno che appende in giro le proprie poesie?

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)
Non so se siano i migliori, ma sono stati, per me, fra i più incisivi:

D’accordo; sarò una Venezia.

In piedi
sull’acqua.

(“Sarò una Venezia”, http://otium-et-negotium.blogspot.it/2012/08/saro-una-venezia.html)

Poesie di: Annelisa Addolorato

BUROCRAZIA ALIMENTARE

multiculturalismo e grammatica italiana spicciola
(parte prima: cambio di consonante, vocale e uso delle preposizioni ‘di’ e ‘da’)

La barca da bollo
La marca da ballo
La barca da ballo

La burka da ballo
La burka da bollo

La burka da bello
La barca da bello
La marca da bello

La barca di Nello
La marca di Nello
La marca di nello
La barca da nello

La marca da dello
La burka da dello

La barca da bollo?
No…
La marca del pollo!
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ECCO VOLEVO DIRE

Basta-basta-basta con gli inceppamenti nel download dell’amore… Basta!
Déjate llevar.

Sì,sì. Ti ho detto sfruttami,
ma intendevo dire ‘sbucciami’,
piano piano, di tutti i vestiti,
di tutto il superfluo,
e aiutami a incontrarti.
Proprio qui.

Effetto biancaneve:
llévame contigo.

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MUTUO D’AMORE

Per una poetica della luce in più stanze
Prima stanza – A mò di introduzione nell’argomento
(ne seguiranno altre, in futuro)

Ai tempi che cambiano – Ovvero la fiducia nel domani
In passato, si moriva d’amore, i poeti – dicevano che “morivano d’amore”.
“Ah, muoio d’amore”, diceva il poeta tragico-romantico.

Oggi, invece… nel 2014: Mutuo d’amore

Mutuo amor di mutuo
Amor mutuo d’amor di mutuo.
Mutuo l’amor con un mutuo?
Mutando il mutuo amor / si ama il mutuo?
Amore io muto -forse- per mutar di mutuo
Muto il mutuo con amor
Io muto il mutuo con l’amor
L’amor di mutuo / è mutuo amor !!!

Mutuo amor
Mutuo amore
Amore mutuo.

versus

Amor del mutuo
Amore di mutuo
Mutuo d’amore. Amore muto. Per un po’ va bene. Ma non esageriamo! Ma torniamo a noi..

Mutato in mutuo, l’amore muterà?
Secondo i sondaggi e le statistiche, l’amore, così mutato, crescerà, aumenterà.

In barba a tasse e tassi, si espanderà sui metri quadrati disponibili,
anche debordando, illimitatamente, dalle mura di casa. Svalicando. Librandosi, liberandosi.

Perché, si sa, l’amore è nomade. E fermarlo sarebbe come
dar retta a quel buffo cartello, ossimoro in pensione, che nei mercati popolari
a volte diceva “DIVIETO DI SOSTA AI NOMADI”

Quindi, ma allora.., l’amore è mutuo?!!!

Hoy, los poetas son felices, como perdices!

E dicono:
“Oggi non muoio d’amore. Oggi mutuo d’amore!!”

Intervista a: Annelisa Addolorato

1)Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Mi chiamo Annelisa (Anne) Addolorato, sono italiana, ho vissuto per molto tempo in Spagna, di cui mi appassionano (come del centro e sud America) la lingua e le culture. Amo la scrittura, la musica, la lettura dei libri e del mondo. In passato ho anche insegnato spagnolo in università italiane, e scritto anche monografie e articoli scientifici sulla poesia e le arti. Mi sono dedicata anche alla traduzione poetico-letteraria. Pratico arti marziali e l’acqua è il mio elemento. Puoi sapere di più su di me e sulle mie attività letterarie e artistiche sul mio sito www.annelisaddolorato.it, sul mio blog http://annerisa.blogspot.it e sul blog di poesia italiana che gestisco: http://afinidadesafectivasitalia.blogspot.it (NOMADI MONDI) e naturalmente su Facebook,Twitter e Google+.

2)Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

Ho iniziato a scrivere in prosa e poesia praticamente ‘da subito’, cioè da piccolin, da quando mi hanno insegnato a scrivere a scuola. Scrivere è un modo di respirare la vita e l’esperienza. Un modo di stare al mondo. Di sentirlo, scrivere è parte del corpo, come se fosse un organo vitale (che paragono a quelli preposti alla respirazione), parte di me.

3)Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

La mia poesia è stata definita in vari modi: mistica, amorosa, ‘teatral-drammaturgica’, narrativa, prosa-poetica, ispirata dagli haikus giapponesi (che sintetizzano brevità e profonda spiritualità).. Forse c’è un po’ di vero in tutte queste definizioni. Di volta in volta mi esprimo ed estendo sulla pagina in modo diverso, ma credo che sia comunque riconoscibile la mia voce, pur cangiante.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?
Ho sempre letto e apprezzato molto sia i poeti del passato che quelli viventi, contemporanei a me e al ‘mio tempo’, pur nelle differenze. Dell’antichità mi affascinano i poeti-filosofi greci e i poeti mistici sia orientali sia occidentali di varie epoche: come per esempio Rumi, Hafez, Sor Juana.. Uomini e donne che a volte sono stati soggetti collettivi, come spesso è accaduto in oriente, laddove è spesso complesso trovare il confine tra poesia, musica e filosofia.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Mistico: perché legato al corpo, al respiro, alla semplicità dei passi, ma anche alla molteplice possibilità d’interpretazione della realtà e delle sue stratificazioni. La poesia è mistico-medianica: si scrive da sola attraverso le pieghe e i segni, i solchi dei giorni, della vita, di tutte le esperienze e gli stimoli sensoriali di cui sono fatta.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

“Danza”, “Acqua”, “Aria e respiro”, “sacro” “musica”, “ridere”, “sorriso”, “barca”.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Un movimento perpetuo e che muta costantemente. L’idea della quotidiana rinascita e costante rigenerazione, ri-costruzione che tutti viviamo durante la nostra vita. Se possiamo essere riconosciuti come individui con un carattere, caratteristiche specifiche, è anche vero che siamo frammenti di qualcosa di molto più esteso, sia spazialmente che temporalmente, rispetto a noi e il nostro corpo. Scrivo come respiro, tendendo alla felicità e alla serena calma, pienezza del vivere, condivisione , ma anche ironico e autoironico sguardo su me e su quel che vedo. Non so se trasmetto questo, ma mi piacerebbe.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Considero la fotografia un’arte, e amo fotografare, pur non avendo una preparazione tecnica in merito. Amo cantare. In passato mi sono espressa anche (e, in alcuni periodi, soprattutto) attraverso la musica, suonando alcuni strumenti musicali (ho studiato musica da piccola). Mi piace anche danzare ma non ho mai studiato danza. Pratico le arti marziali, che a mio parere sono un ottimo apprendistato che avvicina la persona all’arte, alle arti.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Ho sempre letto moltissimo e di tutto: dai classici ai fumetti: dall’Odissea a Wu Ming, da Mafalda a Marguerite Yourcenar. E ho letto molto (sia poesia che saggistica e romanzi) soprattutto in spagnolo ma anche in inglese. Un po’ in francese e portoghese. Mi piace Hrabal e mi piace Baudelaire.. tanto Pasolini, come Alicia Giménez Bartlett (!), la letteratura (religiosa e non) orientale e mistica di varie epoche e latitudini.. Sciascia, Calvino, Asimov, I Ching. Libri e testi di stili, generi e provenienze molto diverse.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog).

Sono molte le voci intense e interessanti, sia in Italia sia in Spagna, negli States, Nelle Americhe. Sul mio blog NOMADI MONDI (v. prima risposta all’intervista) trovate alcune voci italiane che ho raccolto e links ad altre antologie vive e vivaci di poeti e poetesse viventi che scrivono in altre lingue.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Fino ad ora ho pubblicato tre raccolte poetiche. Tutte all’estero e tutte con testo a fronte. Le prime due in Spagna: “Mariposas y falenas – Farfalle e falene”, Endymion, Madrid 2003, con traduzione e introduzione di Clara Janés; la seconda “La palabra ‘lasca’ o la reconstruccion de Pompeya – La parola ‘favilla’ o la ricostruzione di Pompei’”(Amargord, Madrid 2009, introduzione di Marta Lopez Vilar) e “My Voice seeks you” (Cross-Cultural Communications, New York 2013, traduzione e introduzione di Maria Bennett e Bill Wolak. Libro disponibile anche su Amazon.com).

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Forse sì. Lascerei però ad altri, a chi mi conosce o a chi mi ha letto il compito di descrivere ‘le mie stranezze’.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

Ma ascoltare

non è mai

mancanza d’amore”

(dalla poesia ‘Barche rosse’, che è anche una videopoesia, realizzata in collaborazione con la video maker Patrizia Monzani, e che è stata tradotta in varie lingue).

Intervista a: Benedetta Murachelli

1)Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog se ne usi uno per pubblicare

Mi chiamo Benedetta Murachelli, sono nata in Valcamonica, precisamente dove preistoriche incisioni rupestri raccontano storie e poesie, Capodiponte, – Cemmo per l’esattezza – e ci tengo. Fin da ragazza ho cercato vita a Milano e ne ho trovata tanta da raccontare, ricordare e anche dimenticare. Ho tre figli e nove nipoti, l’ultima è nata pochi giorni fa. Ho lavorato in fabbrica, nella scuola, nell’attività familiare e ora ovviamente faccio la pensionata. Il mio blog è Pensieri incustoditi. (clicca per il blog)

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

Il mio primo strumento fu il mio piccolo alluce indifferentemente destro o sinistro; si divertiva a girovagare nei solchi delle incisioni sulla roccia, mentre la mente raccontava storie di paese piccolo, povero, schiacciato tra le montagne che, per me gente limitata, considerava bellissime. C’era anche la guerra e non c’era tanta carta allora. Non ero una scolara modello, scrivevo cose mie e non facevo i compiti. Ma adoravo la ginnastica ed ero sempre vincitrice nei saggi ginnici che il fascismo imponeva in tutte le scuole.
Adolescenza in collegio, studio e preghiera, chi ci crede? Le regole non erano fatte per me. Un diploma magistrale e poi l’avventura milanese. Ho pagato l’ingenuità, la fiducia nel prossimo, la spinta alla ribellione che in realtà era vocazione alla giustizia. Per ogni cosa ho dato del mio. Anche il matrimonio è stato fuorilegge (segreto e religioso). Ma mio marito era bello, atletico e soprattutto distratto. Divorzio, aborto, contestazione, sperimentazioni didattiche ecc. ecc. Bisognava pur scriverle alcune cose! O meglio sintetizzarle in quelli che ho chiamato Pensieri Incustoditi

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Il genere che allarga il cuore e lo rende intelligente. Quando un’inezia mi diventa padrona e le parole frullano nell’universo. Non adotto metriche rigorose né conto le sillabe, l’”a capo” è sempre un inizio anche se si tratta di un enjambement. “che colpa ne ho io se non ero la prima della classe” (è in wordpress titolo che colpa?)

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?
Rimasi folgorata da Catullo: “Odi et amo. Quare id faciam fortasse requiris. / Nescio, sed fieri sentio et excrucior”. Mi ripetevo excrucior ad alta voce mille e più volte ed ogni volta il peso di quella inevitabile croce, incrocio tra orizzontalità e verticalità, assumeva nomi diversi: coscienza, ingiustizia, affanno, amore, ineluttabilità, catene e libertà…
L’elenco poi sarebbe lunghissimo anche se in testa rimane Leopardi. A diciotto anni “La pioggia nel pineto” di D’annunzio mi lasciò… umida e con qualche reumatismo ai malleoli e alle ginocchia. Scherzo ovviamente, anzi penso che D’annunzio sia conosciuto da tanti solo per questa poesia.

5)Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?
Non lo so, vedo immagini e suono parole, non saprei dire altro.

6)Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti.
Credo proprio che sia così, loro sono maestri di ironia – (eironéia) finzione, forza creatrice di intelligenza.

7)Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?
Adoro cucinare utilizzando conoscenze tradizionali ma con creative aggiunte personali.

8) Quale tipo di letture preferisci?
Quali letture… poesia, poesia, poesia, fanno da contorno e approfondimento saggi o brani scelti dalla narrativa.

9) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Peccati di penna (www.il mio libro.it)

10)Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?
sono eccentrica? Si, se si intende rompere gli schemi per ricostruirne di più umani.

11)Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)


Goditela, goditela, goditela!

Per quel che hai avuto

per quel che non hai avuto

per quello che hai sognato

per quello che non c’è stato.

Ogni attimo una sfida

ogni sfida un dono da accatastare

nel forziere delle tue segrete felicità.

Svola cieco sbattendo le sue ali pesanti l’amore

inconcluso

Fa violento il vento più sferzante la pioggia

Non lo brucia il sole e più del sole brucia

Si adagia sulla luna spossato quando a sera sfugge tra i

i sogni e le dita.

Poesie di: Francesca Cannata

FATA MORGANA

Oltre l’orizzonte
percepire l’infinito.
Là, dove tutto appare indistinto
dove tutto sembra finire
si celano terre sconosciute.

In fondo a se stessi
percepire l’essenza.
Là, dove tutto appare confuso
dove tutto sembra sparire
si nascondono risposte mai avute.

Oltre l’orizzonte
vedere l’anima rifrangersi
come fata Morgana
nel mare profondo…
….oltre l’orizzonte.

Settembre 2014
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LA LIBERTA’ DELL’ESSERE

Assaporo
il silenzio che ispira
la mia coscienza e da voce
alla mia anima.
Ascolto
non più confusa
da una folla indistinta
di voci lontane.
Voci che parlano
sussurrano e disorientano
sgomentano e scompigliano,
infine, impongono
le loro assurde verità.
Voci di gente non più
che furon nonni, sacerdoti e papi
voci di padri e di madri,
sorelle e fratelli
voci autoritarie, voci suadenti
voci persistenti….voci…..
Or state in silenzio?
Non più parlate?
Non più sgomentate?
Non più imponete?
Voci fasulle,
disperse dal libero vento
voci sconfitte, ormai senza fiato
voci svelate, voci scoperte….
da un dubbio scacciate.

Settembre 2014
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RITROVARE TE

Non so più
da quanto tempo
avanzo nel dubbio
precipito nel buio assoluto
che assomiglia al nulla.

Senza di te dentro
un’angoscia infinita
niente è come prima
niente ha senso.

Senza di te dentro
vago in disperata ricerca
di un senso.

Persa nel mare
dove regna fata morgana
attratta dal canto
di sirene incantatrici
abbandonata nell’isola
della crudele Circe
prigioniera nella tetra spelonca
delle ombre e delle false verità
proiettate su pareti umide e nere
attratta da un’esigua,
persistente fonte di luce
curiosa di dissipare ogni dubbio.
Oltre la luce….ritrovarti

settembre 2014

Intervista a: Francesca Cannata

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Mi chiamo Francesca Cannata, abito a Polistena, un carinissimo paese ai piedi della montagna e poco distante dal mare. Sono una psico-pedagogista e insegno nella scuola primaria.

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?
Ho iniziato a scrivere da ragazza, spinta dal bisogno di comunicare le mie emozioni (ero molto timida)

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?Le mie poesie sono in versi liberi. Esprimono i moti del mio animo sia se intenta ad esplorarne l’interiorità, sia se intenta ad osservare il mondo circostante

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?
No, non mi sento influenzata dai poeti del passato.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.
Il mio stile con un aggettivo…libero

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?
Sono parole quali ANIMA, RICORDI, SENSAZIONI…

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?
Noi artisti vediamo il mondo da un punto di vista soggettivo, filtrato dalle nostre emozioni e spesso non veniamo compresi. Vediamo il “nostro” mondo che potrei definire contingente e mutevole. Penso che quello che emerge dalle mie poesie è un’ analisi psicologica, un’indagine introspettiva che mi conduce a seguire il corso dei pensieri, i silenzi e le voci…

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?
Si amo tantissimo la fotografia e la pittura

9) Quale tipo di letture preferisci?
La lettura è un piacere al quale non posso rinunciare, leggo di tutto, romanzi romantici, thriller, libri a carattere storico, religioso, filosofico…

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritto. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)
Non leggo poesie su blog, amo il cartaceo.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Una mia silloge è stata pubblicata dall’editore Aletti. Il Libro ( collana paroleinfuga) contiene una raccolta dal titolo “Scirocco” con poesie scritte da sei autori, disponibile anche in e-book.

Una silloge di sette poesie sarà presto inserita in un’opera edita da Pagine dal titolo “Riflessi”, una nuova collana di poeti contemporanei, che si potrà trovare anche in e- book, avrà una pagina web, un video e un audiolibro.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?
Non saprei, sono sicuramente una persona un po’ fuori dalle righe, di me gli altri dicono che sono sempre con la testa fra le nuvole, non riesco a seguire le mode e le correnti….

 

Intervista a: Gabriele Cento

1)Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog o un tuo riferimento nel web, se ne usi uno per pubblicare.

Mi chiamo Gabriele Cento sono un chitarrista e mi occupo di musica a tutto tondo: compongo, scrivo ed arrangio per altri artisti, mi occupo di didattica e di recente mi sto aprendo a nuove idee inerenti l’editoria.

2) Quando hai iniziato a suonare, cosa ti ha spinto e perché?
Ho iniziato all’età di 10 anni, non ricordo di una precisa “spinta” semplicemente ho sentito la necessità di avere uno strumento musicale, in particolare la chitarra. Solo in un secondo momento, col tempo, ho capito che stava divenendo una vera e propria vocazione per me stesso.

3) Che genere di musica componi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?
Non sono un fan delle etichette dei generi musicali,compongo in diversi linguaggi sia per lavoro che per ricerca personale, di recente ho scoperto alcuni segreti del mondo della chitarra acustica che attualmente rappresenta per me la massima forma di comunicazione parlando di scrittura e composizione.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche musicista del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?
Parlando dei grandi del passato, ci sono molti modi in cui un’artista può influenzarti non solo attraverso la sua arte e il suo stile, ma anche attraverso i modi che nel suo momento storico è riuscito ad inventare per promuovere la sua musica o se stesso: oggi un tema ancora in primo piano! Considerando questi elementi mi viene sempre in mente Paganini che fu un abile promotore di se stesso viaggiando per l’Europa su di una carrozza per i suoi “tour”.

5) Definisci il tuo stile musicale con un aggettivo e spiegane il motivo.
Come accennavo poco prima non essendo un grande supporter delle etichette, non mi sono preoccupato di fornirmene una.

6) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti, poeti e musicisti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?
Non conosco la risposta precisa,posso solo augurarmi che con molta trasparenza la musica da me composta possa trasmettere in ogni individuo una reazione differente così che possa mantenere degli elementi cangianti e non divenire monotona

7)Spesso i musicisti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla musica ti esprimi anche in altri campi artistici? Quali?
Personalmente mi esprimo in numerosi contesti ma sempre inerenti attività di carattere musicale.

9) Quale tipo di musica preferisci?
Tutta quella che cattura la mia sensibilità o la mia attenzione.

10) C’è qualche musicista che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)
Sicuramente il mio mentore ed amico Pietro Nobile (www.pietronobile.com) caposcuola Italiano della chitarra acustica

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale della tua musica? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione.
Proprio quest’anno sono a lavoro su 2 album di inediti. Il primo è un disco che include mie composizioni elettriche (con la band intera) ed anche acustiche, ed ospita alcuni amici musicisti che nel corso degli anni ho conosciuto e con i quali sono nate grandi amicizie oltre che grande feeling musicale. Il secondo album dal titolo “Essential” lo sto producendo in duo con la cantante Elisa Maffenini, queste composizioni inedite sono per noi una enorme sfida in quanto tutto l’organico è ridotto alla chitarra acustica e alla voce e non è sempre molto semplice far funzionare tutto con così pochi elementi, da qui il titolo Essential.

12) Spesso i musicisti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?
E’ una domanda perfetta per i miei collaboratori! Ad ogni modo è probabile che ci siano nella mia personalità degli elementi di eccentricità che alcuni potrebbero definire “estro”, non saprei però dire quali con precisione.

13) Per chiudere l’intervista segnala un tuo video o mp3 che credi sia il migliore. Lavoro molto con il video e tra gli ultimi ripresi ho molta simpatia per il seguente, girato per una liuteria lombarda, l’ho scelto poiché ha un suo velo di ironia.

Grazie ed un saluto a tutti i lettori.

Intervista a: Valentina Di Cataldo

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare. 

Valentina Di Cataldo. Sono nata a Milano nel 1986. Scrivo da quando ho imparato a combinare tra loro le lettere dell’alfabeto. Tratteggio personaggi, racconti, situazioni, appunti, che poi annoto sui miei ormai numerosi diari. La scrittura per me è sempre stata una passione e non solo, quasi una necessità, una imprescindibile domanda di senso che da sempre si è concretizzata in una ricerca incessante di stile e contenuto.
La mia pagina facebook https://www.facebook.com/pages/Valentina-Di-Cataldo/326728824024647?sk=timeline

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?
A parte i temi alle elementari, ho scritto il primo racconto in seconda media. Era una storia di una trentina di pagine, parlava di un gruppo rock americano in tournée a cui si rompe la macchina nel bel mezzo della campagna umbra. Mi spingeva un istinto duplice e molto semplice: da una parte la voglia di essere protagonista in una situazione inverosimile, dall’altra la necessità che qualcuno leggesse e apprezzasse quello che avevo scritto. Il secondo passo l’ho fatto a quattordici anni, con una consapevolezza nuova. Le pagine erano settanta. I personaggi più verosimili, le dinamiche interne più dettagliate. Da lì non ho più smesso.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?
Sono un po’ fuori linea editoriale, lo so, ma più che poesia scrivo prosa. Racconti, romanzi, stralci e spunti. Però, soprattutto quando lavoro sui testi da leggere in pubblico durante i miei reading, ho un’attenzione particolare al suono e al fraseggio. Direi che il prodotto si potrebbe definire come una via di mezzo tra prosa poetica e musica non cantata.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?
Poeti… A quindici anni leggevo Neruda. A sedici sono rimasta letteralmente folgorata da Allen Ginsberg. Juke Box all’Idrogeno, America, Urlo, Kaddish. Il suono e la potenza di quelle frasi mi si è attaccato addosso e in qualche modo sta sedimentando ancora adesso dietro ogni mia riga. Non posso lasciare fuori dall’elenco: L’Orlando Furioso, l’Inferno di Dante, per stile, genialità e immagini. Includo anche De André e Bob Dylan, che erano poeti in maniera diversa. Poi ci sono i romanzieri, che sono la mia maggiore ispirazione. Garcìa Marquez, Cortazar, Saramago, Tabucchi, Franzen, Nicholls, Hemingway, Boll, anche se la causa di tutto, devo ammetterlo, è stato “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, di Enrico Brizzi, letto l’estate dei tredici anni.

5) Definisci il tuo stile con un aggettivo e spiegane il motivo.
Mi piace parlare delle cose semplici ma imprescindibili, amori, sogni, desideri, persone con vite e morti normali che però racchiudono una loro verità cosmica. Cerco di cogliere i dettagli più piccoli laddove mi sembrano spiazzanti, carichi di significato.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?
Più che altro sono situazioni o ambientazioni. Vado a momenti. In questa fase mi piacciono i gatti, la musica, le case di ringhiera e le vecchie pazze. In generale mi ritrovo spesso a raccontare storie che girano intorno a uno stesso tema, magari affrontato in chiavi diverse. Ci sono tematiche che non riesco a mettere via finché non le ho analizzate, rielaborate, comprese e risolte dentro di me. Per anni ho scritto di storie d’amore finite. Adesso è un periodo che scrivo di donne che emigrano, ma sto lentamente virando di nuovo verso l’adolescenza e il desiderio.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?
L’urgenza con cui sono scritte. Almeno lo spero.

8)Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?
(Prendo di nuovo i racconti come sostitutivo della poesia, in cui mi cimento proprio poco, e con scarsi risultati). Oltre alla scrittura, suono il pianoforte e ballo.

9) Quale tipo di letture preferisci?
Quelle buone.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritto. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)
Mi dispiace, temo di non essere molto informata.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).
No. Ci sono alcuni miei racconti pubblicati su riviste online e cartacee, come Linus e RifaJ. Inoltre un mio racconto è arrivato terzo al concorso “Respirare Parole” e verrà pubblicato in antologia per edizioni Marcos y Marcos ad ottobre 2014.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?
Non dovrebbero essere gli altri a notarlo? Per me, mi vedo centratissima. Poi chissà se l’asse è lo stesso intorno a cui ruota il resto del mondo…

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)
Ai posteri l’ardua sentenza.