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L’attimo dell’orizzonte di Luca Gastaldo

Conviene essere attenti quando si vive. Cogliere i dettagli, i sensi allerta, i tocchi scomposti che animano il cuore.
Non sempre si è propensi a farlo, il quieto esistere pare la soluzione migliore, bilancia poco appagante di insoddisfazione.
Conviene essere attenti per non farsi sfuggire scorci di passione ammiccanti dai finestrini del nostro treno in corsa.
In corsa verso dove?

Scostando le tende del mio quotidiano, ho visto un giorno un quadro di Luca Gastaldo

“Quistello o Xingping?”
                      Luca Gastaldo

La commozione e lo stupore hanno sospeso per un attimo il mio respiro e un senso di Continua a leggere L’attimo dell’orizzonte di Luca Gastaldo

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Gabriele Cento: senza la musica non si può dire di essere vivi

Ma come nasce un tuo pezzo?
Quanto ci impieghi a comporre? Pensi al brano come fosse una poesia?
Nasce da sé, è un urgenza scrivere musica?

A fare troppe domande ad un musicista, si rischia di perdersi poi dietro alle parole.
Meglio seguire le note di  Direzioni alternative e vivere ciò che si sente come una melodia che sfiora l’animo e il tempo.

E soprattutto, sai vero che la tua musica porta nel posto esatto dove uno vorrebbe essere?

Grazie a Gabriele Cento per la produzione di questo video creato appositamente per il mio blog; un bell’incontro nato dalla stessa passione per la musica e  attraverso la musica, accompagnati.
E grazie a chi ha collaborato alla riuscita del video, Giorgio De Lucchi alla regia e e Francesco lacopo assistente audio.

Chiara

Per chi volesse ascoltare Gabriele e magari votarlo -il premio è una serata al Blue Note di Milano-, vi lascio il link del contest a cui partecipa con Elisa Maffenini alla voce. Io, se vi fidate di me, lo voterei. Hanno talento!
Clicca QUi il link

Placido Castaldi, pittore della montagna ( Pollone 1925-2014)

Nasce a Pollone nel 1925, artista amante della montagna, vive con la stessa un rapporto non solo contemplativo ma anche attivo, partecipando a due spedizioni in Himalaya, una delle quali “Garwhal 1986″.
La sua casa è immersa nei boschi, a Pollone e là si ritrova a lavorare, molto spesso istruendo allieve all’arte.
Le sue opere sono acqueforti/puntasecca, numerate o prove d’autore, ove Placido narra la natura e i suoi silenzi, interpretati con mano fine e delicata, tratteggi sfumati e linee semplici. Note sono le sue nevicate, ove solo i contorni delle baite o delle rocce illudono il senso della neve.
Scultore su legno, marmo, pietra, corpi sinuosi e morbidi, nudi di donne distese, come spesso li ritroviamo nelle sue acqueforti. Le donne non hanno volto, sono i loro corpi che narrano la propria sensuale femminilità.
Le montagne scalate, i ricordi di amici scomparsi, bozzetti, dediche: il panorama di Placido è vasto tanto da diventare di diritto uno degli artisti biellesi più affermati, arrivando ad esporre in tutto il mondo.

La sua passione per la montagna gli viene riconosciuta anche dagli stessi alpinisti che aprono “La via Placido” sulla parete nord del Monte Bechit, arrampicata di 120 metri di sviluppo e con difficoltà massima VIa.
Giorgio Marinoni, artista pollonese nato nel 1956, prende spunto dai disegni di Placido Castaldi per dipingere a pastello la natura che lo circonda.
Anche l’editoria biellese cura l’artista e pubblica  “I nudi di Placido Castaldi” del 1983 e “Il pianeta di Placido Castaldi” del 2011.

Nel  dicembre 2010, la Fondazione Cassa di Risparmio espone alcune sue opere nella mostra ” La collezione in mostra” ove vengono esposte opere di artisti biellesi di proprietà della Fondazione stessa.
Nel marzo 2011, a Palazzo Ferrero, gli verrà dedicata una intera mostra “”Il pianeta di Placido Castaldi” dove sono state esposte un centinaio di opere tra disegni, pitture e sculture che ripercorrono il percorso artistico dell’artista di Pollone.

Placido aveva una bella e giocosa amicizia con mio padre, Lanfranco Lorenzetti e a lui sono dedicati alcuni disegni. Anch’io, nel mio piccolo, ho un’opera dedicata, lo schizzo di un bosco della Westfalia. Ricordo, avevo 15 anni, a cena la notte di Capodanno con la mia famiglia a casa di  Placido, immersa nel silenzio del bosco, una cena che ricordo con curiosità visto che per la prima volta ebbi modo di assaggiare la carne servita con la marmellata di frutti di bosco. Placido prese un album per appunti e  in pochi momenti i tocchi della sua matita mi fecero entrare nei boschi della sua mente.

Chiara 

 

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“Antichi cognomi biellesi” – l’arte della correzione.

La mia passione per i libri è molto spesso arricchita dai libri antichi.
Un libro antico conserva la storia tra le righe insieme ad una sua personale, nelle pagine, nella copertina.
Tra le pagine si ritrovano segnalibri, molto spesso santini, sottolineature a matita, fiori essicati. Le pagine sono macchiate da umidità, altre ancora sono ancora unite, mai lette.
L’editoria biellese ha prodotto molti testi, di svariati argomenti, incentrati sulle opere edilizie di culto, quali Oropa e i santuari minori; sui ricetti, primo tra tutti quello di Candelo;  sulle piante auctotone, quali i castagni; su miti e leggende.
Molti sono gli scrittori, studiosi e fotografi locali che hanno dato vita ad un tesoro di informazioni che i libri hanno conservato.

Cesare Poma,  industriale cotoniero biellese, laureatosi in Legge, si avviò alla carriera consolare e fu console a Smirne, in Inghilterra, in Messico, in Cina e in Sud Africa. Tornato a Biella si dedicò agli studi storici, toponomastici e linguistici.
Tra questi, “Antichi cognomi biellesi” -appunti filologici- edito a Biella , Tipografia G. Testa, nel 1908.
Questo testo di 52 pagine, “…è limitato all’Index nominum…edito a Biella nel 1904” ed è una correzione dello stesso secondo le informazioni in possesso del Poma.
Parte da ADVOCATIS passando da GILODO terminando con ZUMALIA, e per ognuno vi è la derivazione, l’epoca e ove possibile, il significato del cognome.
-“ARTALDUS, ARTALDI, de ARTALDO, una delle più antiche famiglie. – Cognome di origine teutonica, da Artald, radici hardu duro e vald dominare.“-
Un lavoro di difficile correzione che deve aver preso tempo ed impegno allo studioso.

Ma si sa, il lavoro dello studioso non è mai finito, un lavoro di ricerca mai ha posa e tanta è  la passione da non restare mai immobili.
Ecco quindi che Cesare Poma, sul suo stesso libretto, apporta modifiche e correzioni ulteriori, e lo fa a mano, con postille a penna rossa, nera, con inserti in carta incollati.

Un fascino unico per un’opera ancora più completa, in perenne divenire.img_3686-copia img_3687-copia img_3689-copia img_3690-copia

Chiara 

Beppe Garella e il mito delle bambole Lenci.

Ho conosciuto Beppe Garella nel 1987.
All’epoca stavo terminando il corso di studi all’Istituto per l’arte e il restauro Palazzo Spinelli a Firenze, specializzazione “restauro ceramiche e materiali lapidei“. A corredo dell’esame finale ( che superai con la votazione di 100/100simi, risultato di cui vado fiera ancora ora, visto che i miei studi sono il mio lavoro) ci venne richiesta una tesi su di un’epoca o su di una manifattura di ceramiche.
Io, da buona piemontese, scelsi le ceramiche Lenci.

Non molto all’epoca era stato scritto, la monografia ” Le Ceramiche Lenci:1928 – 1964; catalogo generale dell’archivio storico della manifattura; ( 86 tavole a colori, 1862 riproduzioni in nero)” di Alfonso Panzetta, Umberto Allemandi & C., 1992 – 410 pagine era ancora lungi da venire; le poche informazioni potevano essere prese da capitoli inseriti in libri che trattavano la ceramica italiana degli anni 1930, o consultando in biblioteca le riviste d’arredamento e design in auge all’epoca, quale ad esempio Domus.

Curiosa dell’epoca storica ed innamorata del fascino fiabesco e poetico delle ceramiche Lenci, decisi di contattare l’allora proprietario e titolare della ditta Lenci, presente nel 1987 sul mercato internazionale con la produzione di bambole in panno lenci.
Venni accolta una domenica mattina in via San Marino 56 bis a Torino, dal signor Beppe Garella. Ricordo di lui la classe e l’eleganza nei modi, la gentilezza e l’affabilità. Confesso che la prima impressione fu però ben diversa, visto che si presentò con una giacca in pelle da cowboy, con le frange e nulla del suo abito poteva farmi immaginare quale tempra d’uomo fosse.
In questo caso si può a ben dire che l’abito non fece il monaco!
Nella fabbrica, deserta la domenica mattina, il signor Beppe mi fece visitare le varie fasi produttive della lavorazione delle bambole in panno: la pressatura in stampi per i visi, la forgiatura, la pittura dei volti e le loro caratterizzazioni, la zona della cucitura, con tavoli, stoffa, fili, forbici, macchine da cucire in ordine perfetto.
Fu come respirare un altro tempo.
Fuori la strada chiamava il futuro, la tecnologia, dentro il ritmo era rallentato, silenzioso, arcaico e sognatore.

Restai in contatto per molto tempo ancora con il signor Beppe Garella, che, dopo che ebbi finito la scuola, diventò mio cliente, portandomi da restaurare splendidi oggetti in ceramica Lenci di sua collezione privata, cosa che fece anche il figlio dopo la sua scomparsa.

E’ un ricordo che talvolta riaffiora alla mente; Beppe Garella seppe darmi, con la sua professionalità e serietà, un valido esempio su come coltivare la propria passione senza cedere; un esempio di dedizione al lavoro che ancora porto dentro.

Chiara

Dott. Beppe Garella al lavoro presso Lenci  Foto presa dalla pagina facebook "Lenci Doll Collective"

Dott. Beppe Garella al lavoro presso Lenci
Foto presa dalla pagina facebook “Lenci Doll Collective”

Dott. Beppe Garella al lavoro presso Lenci Foto presa dalla pagina facebook “Lenci Doll Collective”
Dott. Beppe Garella al lavoro presso Lenci
Foto presa dalla pagina facebook “Lenci Doll Collective”

Assi e How To Demo: l’arte eccelsa della liuteria

L’albero è natura in evoluzione, armonie di sole, pioggia, terra. Il legno che ne nasce genera nuovo movimento, liberandone il vento, i sussurri della notte, il districarsi delle radici.

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Assi Guitars

Dai tronchi segati, linfa dispersa, venature interrotte, s’intravedono fessure di futuro, occasioni stabili o mobili, essenziali o futili. Il legno è prima necessità, bruciato nei camini, nascosto in tavoli o letti, ridotto a carta, cassa, vetrina d’arte.
Occorre quindi una mano esperta a riconoscere le assi, una accanto all’altra, un occhio saggio, il fiuto dell’artista; occorre un orecchio acuto, un ingegno fine,  una mano esperta.
Occorre un liutaio.

Assi Guitars
Assi Guitars

L’idea è nella mente, la mano scolpisce. Tratti morbidi, diretti, curvi, l’uomo e la natura parlano lo stesso linguaggio.

Assi Guitars
Assi Guitars

Precisione, silenzio e la musica già risuona dentro, gesti secolari senza tempo.

Assi Guitars
Assi Guitars

Il liutaio è un mestiere antico che rincorre il presente, lo supera.
Il legno ascolta e rimanda ciò che vive. Il legno si presta. Si pressa, si incastra. Nasce.

Assi Guitars
Assi Guitars

Nasce una chitarra, un basso, colori, forme, misure, una cassa armonica che deve ritmare il tempo, cullare i desideri, incantare le menti. Lo sai vero che costruire una chitarra è un po’ dar vita?

Assi Guitars
Assi Guitars

Ma chi è il moderno liutaio? E’ chi sa stare dietro ai tempi, chi sa costruire il vecchio e adattarlo al nuovo, unendo competenza ed inventiva.
Così nasce Assi Guitars, dalla professionalità di Giacomo E. Salmoiraghi Luthier/Designer; Giorgio De Lucchi Photographer/Consultant; Gabriele Cento ( qui la sua intervista su Poeti d’ombra Artist/Coordinator e Francesco Lacopo Assistant/Builder.

Eccoli, disegnati da Simona Tosi ( qui il suo link Fb)

Giacomo, Giorgio, Gabriele, Francesco
Giacomo, Giorgio, Gabriele, Francesco

Eccoli a Novegro, Gabriele Cento e Pietro Nobile ( qui il sito)

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Un basso come quello sul tavolo non può passare inosservato, vero?
Splendido!

Assi Guitars Sciatt basso
Assi Guitars Sciatt basso

Pare quasi normale che sia stato prescelto come basso della settimana dalla rivista musicale americana “No Treble”
(qui il link con le caratteristiche del basso)

Se ancora non fosse chiaro cosa si possa produrre unendo legno e genialità artigianale ecco il sound di Sciatt

Assi Guitars è su facebook

E su youtube con How To Demo di Gabriele Cento

Chiara

Poesie di Maurizio Donte

SAMHAIN

Io vedo l’ombra che avanza silente,
presso la chiara via d’acqua sorgiva;
dirada la nebbia che oscura
le lievi onde del lago:
con la memoria nel tempo divago,
ricordandomi di cose lontane…

Io vedo l’ombra che lenta si stende
e sui prati dilaga
e della mia cetra sfioro le corde:
dal tempo andato ricavo le note,
che non disturbino le anime sorde
dei morti eroi
che tornano dal Sidhe.

A Samhain s’accendono i fuochi,
nella notte degli amari ricordi
e canto alle ombre, trovando gli accordi:
“Disertate, vi prego, questa notte,
gli incroci e le strade, voi non sapete
dove conduce la via delle spade:
a strani luoghi, deserte contrade
da cui la vita non torna, ma viene
la morte. Ed un soffocante grigiore
regna sovrano, nell’oscurità
priva di stelle, notte fonda senza
mattino: l’alba non sorge in quel mondo
divino, là, dove domina il Dagda,
il signor della fine”!

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XIX – L’ISOLA DI SKYA

L’acqua si muove di sotto la nave
mentre leggera s’invola alla sponda,
dove vi è nulla di lieve e soave:

l’erto castello che è cinto dall’onda,
che, della dea, è la fissa dimora.
Qui il mio legno si mette alla fonda:

scende l’eroe e va dalla signora,
Scathàch che vive su quei duri scogli,
l’arte di guerra, insegnandovi ancora.

“Qui è bene che dell’orgoglio ti spogli.”
Dico al Mastino, ma lui se la ride,
scende dal legno, ruggendo alle sfide.

Viene di corsa, saltando le rocce,
come il salmone fa sulle cascate:
viene Setànta sul ponte che oscilla,

lo salta di slancio e sembra volare.
lo guarda, la dea, torva e sprezzante,
la lancia afferra e poi corre distante.

Viene Scathàch, come nembo di fiamma:
saltar del cervo, il suo passo veloce,
intanto che il cuore d’ira s’infiamma,

si fa il suo sguardo crudele e feroce.
Si erge dall’ombra ed impugna la lancia,
e s’apre l’aria e saetta Gae Bolga:

sotto quel colpo, l’eroe si sbilancia.
Cade il Mastino, ma presto risorge,
si alza da terra, qual sole che sorge.

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XX – LA SFIDA DELLA DEA

E viene Scathàch, saltando sui fossi,
dove, dei morti, biancheggiano l’ossi,

viene furente di rabbia divina,
lei, nata donna, ora dea che rovina.

Nessuno salva dalla sua furia:
piegò quei pochi con la lussuria;

maestra di guerra, delle armi è sovrana,
nessuno che osi chiamarla puttana.

Cadono le teste, sotto la spada
della guerriera che sbarra la strada

all’erta rocca, che è cinta dall’onda
dove il guerriero, s’accosta alla sponda.

Grida la dea con rabbia potente,
si perde l’eco al sibilar del vento:
di questo, l’eroe, sorride contento.
La mano mette alla spada lucente
e poi la guarda, anche lui sorridente.
Si frange il mare, tuonar da spavento,
sulle aspre rocce, dove io meno sento.
Urla il guerriero, la sfida furente,
regge lo sguardo della dea veniente:
suona l’acciaio, con forte clangore,
e lei sorride, vedendo il valore.
La colpisce il Mastino,
ed è proprio il dolore
che la conduce ben presto all’amore;
alza la spada e s’avanza prudente,
nella sera incipiente,
disarma l’eroe con forza suprema,

vola la lama,
ma lui no, che non trema!

I tre componimenti sono un estratto di Cù Chulainn, il Mito del Mastino di Cullan, libro di nuova pubblicazione.

Intervista a: Stefania Nardi

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Oh bene. All’anagrafe Stefania Nardi, su WP ho scelto di chiamarmi Stephymafy in onore del mio alter-ego fumettistico che da una vita mi accompagna: Mafalda.
Ho due Blog: Un Blog un po’ così ( Il blog) , in cui pubblico prevalentemente poesie e scritti di vario tipo. I fotolavori di Stephyil blog) che raccoglie invece le mie elaborazioni grafiche di miei scatti fotografici, accompagnate da didascalie in versi (miei e di altri bloggers).

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

Credo di aver iniziato a scrivere verso i sedici anni, ma forse anche prima sotto forma di diario. Sono stata un’adolescente complessata e presa in giro dagli allora ragazzini immaturi che però mi hanno accompagnata per tutti gli anni scolastici, segnando sicuramente la mia personalità fin troppo dominata dall’emotività. La cosa mi ha forse resa piuttosto forte in apparenza, ma l’insicurezza e la scarsa autostima sono tuttora dure a morire, ed in questo la scrittura mi aiuta…mi ha sempre aiutata. Ho iniziato a scrivere per sfogo, per lasciar fluire stati d’animo negativi sperando di esorcizzarli trasformandoli in energia creativa. Nel corso degli anni ho aggiunto più dimestichezza con le parole, passione e una certa esperienza di vita, ma la sensazione di essere in una dimensione che riesco a plasmare è sempre la stessa.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Qualsiasi risposta, sarebbe un affronto a chi della poesia fa mestiere. Parlare di “stile” è troppo nel mio caso. Io so di essere molto diretta e poco stratificata, sono istintiva, a discapito certamente della forma metrica che nel mio caso si riduce ad un mero giudizio d’orecchio 🙂 Se proprio vogliamo dare uno stile a quello che scrivo, potremmo parlare di “musica”. Quando quello che scrivo mi suona bene, allora può andare. Questo vale ovviamente per la poesia in generale, perché quando voglio concedermi una forma poetica che sia esercizio di stile ed elaborazione, allora mi dedico ai sonetti romaneschi. Amo il Sonetto. Amo il lato scanzonato del Sonetto. Prediligo la composizione ABBA ABBA CDC CDC, ovviamente con versi endecasillabi.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?

Ispirato non direi, ma sicuramente preferire alcuni poeti rispetto ad altri, è indicativo anche del modo in cui si scrive. Di sicuro, come molti di noi, ai tempi della scuola avevo una smodata passione per Leopardi, che avevo segretamente eletto mio mentore nei momenti di malinconia. Seguì una sorta di pellegrinaggio a Recanati con tanto di lacrime versate alla vista del plaid con cui si copriva le gambe mentre scriveva. Più in generale, tra i miei poeti preferiti ci sono: Walt Whitman, Alda Merini, Nazim Hikmet, Anais Nin…e sicuramente le filastrocche di Gianni Rodari e le poesie di Stefano Benni che amo quasi più come poeta che come romanziere.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

“Musicale”, per le stesse ragioni del punto 3 😉 ma soprattutto istintivo….e a volte ironico.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

Dipende dal contesto in cui mi trovo. Dipende dal discorso che sto facendo. Spesso ironizzo sul mio naso…non è molto poetico, lo so!

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Più di un lettore, mi ha confessato di percepire la passione che metto in ogni parola….inizio a crederci.

8)Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Una bella domanda, davvero. Ho interessi vari, coltivati nel corso degli anni. Li elenco in ordine sparso: Creazione e pittura ceramiche, canto, radio, fotografia e fotoritocco, scrittura di favole per bambini, riciclo creativo. ..ah, amo i giochi di parole e la “Pagina della Sfinge” della Settimana Enigmistica. E sicuramente qualche altra cosa che ho lasciato strada facendo…

9) Quale tipo di letture preferisci?

Romanzi.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritto. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)

Sicuramente Massimo Botturi, che collabora anche con i suoi versi alle didascalie per le mie foto. E Andrea Gruccia che ho scoperto da non molto tempo, e che difficilmente smetterò di leggere.
http://massimobotturi.wordpress.com/
https://andreagruccia.wordpress.com/

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

No, ma ci ho pensato tante volte. Per il mio carattere, già il Blog è stato un salto nel buio….magari arriverò anche alla pubblicazione.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Mah, l’unica mia eccentricità è forse l’abbinamento dei colori quando vesto. Non è che mi impegni molto in questo….e secondo la mia logica di colore, sono anche abbinamenti carini, ma imparerò a vestire da signorina per bene, prima o poi. Scherzi a parte, direi che la mia personalità tende più a cercare di non attirare l’attenzione.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

“L’amore indossa i calzoncini blu e una maglietta di supereroi,
che mamma ha bisogno di una certa protezione.”
Dalla mia poesia Solo Tre Cose, una di quelle dedicate a mio figlio.

“Di tutto sarai testimone,
al mondo brinderai
forse all’amore,
Ma non a noi.”
Dalla mia poesia Un Giorno Qualunque.

“Me presento: c’ho ‘r guscio fatto a pera,
a me de sta’ ‘n ammollo nun me pija
de ‘na chioccia, ascortame, so fija
mi’ padre è ‘r lumacone de ‘na sera.”
Dal mio sonetto Diluvia- All’Improvviso incontro una Lumaca.

Poesie di: Francesco Deiana

VOGLIO TORNARE FRA GLI ESSERI UMANI

Vivo da solo, non pago l’affitto,
son paraculo, e questo l’ammetto,
parlo con tutti, però resto zitto,
mi si confà questa vita da inetto.

Passo la notte fissando il soffitto,
apro il computer e già mi connetto,
palpita il cuore, mi sento trafitto,
conto gli “I like” e ritorno nel letto.

Sono imbrigliato da questo gomitolo,
Facebook mi corre di sotto le mani,
un piciu che tagga adesso lo stritolo:
non posti più le sue foto di cani.

È ormai tempo di chiuder capitolo,
portami altrove da ‘sti ciarlatani,
leggilo bene codesto mio titolo:
voglio tornare fra gli esseri umani.

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NON CI SONO TERAPIE

Tentar di combaciare con l’immagine
che si ha di se stessi è pericoloso,
tra me e me s’è aperta una voragine,
uno iato incolmabile, impietoso.

Non ho ancora intrapreso un’indagine
seria su me stesso, perché non mi oso,
mi limito a sfogliar poche pagine
che già conosco, e poi mi riposo.

Uno psicologo serve, mi dici,
a superare le malinconie
che impediscono d’essere felici.

Forse, ma non ci sono terapie
che possan sostituire gli amici
e possan sostituir le poesie.

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ORAMAI MI PRENDONO TUTTI IN GIRO

Oramai mi prendono tutti in giro
perché scrivo sonetti, normalmente
ci sono quelli a cui non frega niente,
secondo altri invece me la tiro.

C’è quello che non lo sai veramente
cosa pensa, ti legge e fa un sospiro,
poi c’è quello per il quale deliro,
quello finto e accondiscendente.

“Belle”, mi dice, “mi piacciono molto
le tue poesie”, ma io soprassiedo
e guardo l’espressione del suo volto,

non capisco però che cosa vedo,
solamente so che più lo ascolto
più mi rendo conto che non gli credo.

Intervista a: Francesco Deiana

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Francesco Deiana, 33 anni, insegnante di filosofia, poeta, accompagnatore di ragazzi diversamente abili. Aggiorno regolarmente il blog http://fradeia.wordpress.com

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

Ho iniziato a scrivere a 21 anni, dicono che si inizi a scrivere quando ci si sente soli, per me è successo così. Ho cominciato per una esigenza comunicativa, per dare una forma più concreta ai miei pensieri.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?
Scrivo principalmente sonetti, sestine e ottave, con verso endecasillabico. Molto raramente uso il verso libero.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?

Sicuramente sono stato influenzato dalla poesia orale dei cantadores sardi, dalla tradizione romana di Belli e Trilussa, e dal romagnolo Olindo Guerrini. Quel che tento di fare è rifarmi a loro per quando riguarda l’oralità, la semplicità, la chiarezza e l’immediatezza del verso.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Chiaro. La chiarezza per me è un vero e proprio valore, essere chiari, nella vita come in poesia, è un dovere morale.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

Tutti gli intercalari, i modi di dire, le frasi fatte, gli avverbi e i sostantivi tratti dal lessico filosofico come sostanza, concetto, pensiero, ecc…

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Spero emerga un po’ di verità.

8)Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Pochi altri ambiti, un po’ di teatro.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Adoro i classici, ma ultimamente sto leggendo anche molti giovani scrittori, spesso esordienti, come d’altronde dovrei essere io. Mi piace sapere a che punto è arrivato chi, come me, si mette a scrivere oggi. Ovviamente quando scovo qualche giovane poeta valido che scrive sonetti, la mia gioia è immensa!

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritto. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)

Sono molti, ne dico tre: Alfonso Maria Petrosino, Guido Catalano (http://www.guidocatalano.it/), Marco Simonelli, (http://www.marcosimonelli.net/), quest’ultimo è un po’ che non aggiorna il suo blog, ma lui è poeta di indubbio valore.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Ho autopubblicato 3 raccolte di poesie servendomi di servizi editoriali ondemand. Tutto materiale che potete trovare sul mio blog o addirittura su Emule. Sono raccolte un po’ eclettiche dove è difficile trovare un filo conduttore, se non per il fatto che si tratta, per la maggior parte, di sonetti. I titoli delle raccolte sono “Si sta come d’estate, petelle sugli scogli”, “M’illudono Sippenso” e “Sono un poeta o sono un imbecille?”.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Molto. In particolare provo molto piacere a leggere le poesie in pubblico, a mettermi in gioco in contesti di reading personali e collettivi, o di eventi poetici come i Poetry Slam.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

Domanda molto difficile, a cui risponderò con i primi tre versi di una poesia di cui, con l’amico Gino Dell’Aera, abbiamo realizzato un video che trovate su Yuotube (https://www.youtube.com/watch?v=l7LCdsnMh8g) . La poesia si intitola “Il Camaleonte” e i versi sono: “Spesso mi sento come un camaleonte / nel senso che modifico chi sono / secondo le persone che ho di fronte”.