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Poesie di Maurizio Donte

SAMHAIN

Io vedo l’ombra che avanza silente,
presso la chiara via d’acqua sorgiva;
dirada la nebbia che oscura
le lievi onde del lago:
con la memoria nel tempo divago,
ricordandomi di cose lontane…

Io vedo l’ombra che lenta si stende
e sui prati dilaga
e della mia cetra sfioro le corde:
dal tempo andato ricavo le note,
che non disturbino le anime sorde
dei morti eroi
che tornano dal Sidhe.

A Samhain s’accendono i fuochi,
nella notte degli amari ricordi
e canto alle ombre, trovando gli accordi:
“Disertate, vi prego, questa notte,
gli incroci e le strade, voi non sapete
dove conduce la via delle spade:
a strani luoghi, deserte contrade
da cui la vita non torna, ma viene
la morte. Ed un soffocante grigiore
regna sovrano, nell’oscurità
priva di stelle, notte fonda senza
mattino: l’alba non sorge in quel mondo
divino, là, dove domina il Dagda,
il signor della fine”!

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XIX – L’ISOLA DI SKYA

L’acqua si muove di sotto la nave
mentre leggera s’invola alla sponda,
dove vi è nulla di lieve e soave:

l’erto castello che è cinto dall’onda,
che, della dea, è la fissa dimora.
Qui il mio legno si mette alla fonda:

scende l’eroe e va dalla signora,
Scathàch che vive su quei duri scogli,
l’arte di guerra, insegnandovi ancora.

“Qui è bene che dell’orgoglio ti spogli.”
Dico al Mastino, ma lui se la ride,
scende dal legno, ruggendo alle sfide.

Viene di corsa, saltando le rocce,
come il salmone fa sulle cascate:
viene Setànta sul ponte che oscilla,

lo salta di slancio e sembra volare.
lo guarda, la dea, torva e sprezzante,
la lancia afferra e poi corre distante.

Viene Scathàch, come nembo di fiamma:
saltar del cervo, il suo passo veloce,
intanto che il cuore d’ira s’infiamma,

si fa il suo sguardo crudele e feroce.
Si erge dall’ombra ed impugna la lancia,
e s’apre l’aria e saetta Gae Bolga:

sotto quel colpo, l’eroe si sbilancia.
Cade il Mastino, ma presto risorge,
si alza da terra, qual sole che sorge.

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XX – LA SFIDA DELLA DEA

E viene Scathàch, saltando sui fossi,
dove, dei morti, biancheggiano l’ossi,

viene furente di rabbia divina,
lei, nata donna, ora dea che rovina.

Nessuno salva dalla sua furia:
piegò quei pochi con la lussuria;

maestra di guerra, delle armi è sovrana,
nessuno che osi chiamarla puttana.

Cadono le teste, sotto la spada
della guerriera che sbarra la strada

all’erta rocca, che è cinta dall’onda
dove il guerriero, s’accosta alla sponda.

Grida la dea con rabbia potente,
si perde l’eco al sibilar del vento:
di questo, l’eroe, sorride contento.
La mano mette alla spada lucente
e poi la guarda, anche lui sorridente.
Si frange il mare, tuonar da spavento,
sulle aspre rocce, dove io meno sento.
Urla il guerriero, la sfida furente,
regge lo sguardo della dea veniente:
suona l’acciaio, con forte clangore,
e lei sorride, vedendo il valore.
La colpisce il Mastino,
ed è proprio il dolore
che la conduce ben presto all’amore;
alza la spada e s’avanza prudente,
nella sera incipiente,
disarma l’eroe con forza suprema,

vola la lama,
ma lui no, che non trema!

I tre componimenti sono un estratto di Cù Chulainn, il Mito del Mastino di Cullan, libro di nuova pubblicazione.

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Intervista a Maurizio Donte

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Mi chiamo Maurizio Donte, sono nato a Imperia ( uso il passato prossimo, ma dovrei usare il passato remoto) nel 1962, sono su facebook, col mio profilo e una pagina che si chiama Maurizio Donte Poesia Miti ed epica celtica.

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

E’ passato così tanto tempo da quando ho iniziato che davvero non lo ricordo, per passione, credo.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Scrivo in moltissimi modi diversi: dall’epica all’ermetismo, dal sonetto e madrigale al verso libero. Un po’ di tutto, anche in prosa. Ho scritto un romanzo, il De Bello Parthico, edito da Rei, un’ucronia su Caio Giulio Cesare.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?

Sono cresciuto con mia madre che mi leggeva spesso le poesie di Angiolo Silvio Novaro e di Giovanni Pascoli ( per spesso intendo tutte le sere…) ma poi crescendo ho maturato una grande passione per Leopardi e Ungaretti. Se dovessi indicare i miei “maestri” punterei senza esitare il dito su loro due. C’è da dire che lo “stile Leopardi” mi viene particolarmente bene, a tal punto da vincere con una poesia sul tema di “A Silvia” il premio Nazionale TraccePerLaMeta dedicato a Giacomo Leopardi, a Recanati, il Maggio scorso. Ma non rinnego lo studio e la stima per molti altri autori. Dagli epici, a partire da Omero, passando per Virgilio, fino a Torquato Tasso, sulle cui orme mi sono messo. Poi Dante Alighieri, Francesco Petrarca, ma anche Cecco Angiolieri, poeta satirico della stessa epoca di Dante…sono fra le mie letture favorite, senza scordare Foscolo, Carducci, D’Annunzio…e gli ermetici del 900, mi fermo, perché l’elenco è troppo lungo. Cito ancora Melchiorre Cesarotti, per via dei Canti di Ossian, tratti dall’originale di James Mac Pherson, cui mi sono ispirato per un paio di mie opere: I Canti di Erin e il Cù Chulainn, il Mito del Mastino di Cullan, appena uscito, sempre per Rei. Due poemi epici in cui mi riallaccio ad antiche leggende irlandesi…

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Eclettico, e mi pare d’averlo già spiegato, il motivo.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

Questo è proprio vero: non riesco a fare a meno di citare il mare, le onde, le rive , gli scogli, i frangenti….sarà che sono nato a Imperia, città di mare e ho navigato per un po’ di tempo…

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Spero sia il mio mondo interiore ad emergere, ma credo siano evidenti anche le mie letture, cui ho già fatto cenno

8)Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Vero pure questo, amo disegnare.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Oltre a quelle già indicate, sono un “divoratore” di romanzi storici, principalmente sul mondo romano, di libri di storia in genere, ma anche di romanzi di avventura. In realtà leggo davvero di tutto, sono onnivoro, in questo senso, con l’esclusione di Horror e romanzetti insopportabili, di cui non cito il nome.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)

Ve ne sono così tanti, da temere di far torto a qualcuno, citandoli. Posso dire i nomi di quelli con cui sono maggiormente in contatto: Massimiliano Zaino e Alfonso Vincenzo Mauro, Francesco Vitellini, fra i giovani ritengo siano i migliori. ( qui il blog Athenaeum dove potrete leggerli) Poi, beh, sfondiamo delle porte aperte: N. Pardini, V.Verducci, R.Mestrone, R.Vettorello, C.Consoli, Patrizia Stefanelli, Elena Malta, Rosanna Di Iorio, Elisabetta Bagli, Elisabetta Freddi, S.Impalà, M.De Rosa, Oliviero Angelo Fuina, Stefano Baldinu… mi fermo, ma ne conosco molti altri ancora.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Una? Sono alla terza, in campo poetico. I due già citati poemi, e la silloge Sonetti e Madrigali d’amor e guerra, con cui ho vinto il Premio della Giuria al concorso Nazionale Voci- città di Abano Terme, l’anno scorso. Sempre editi da Rei-France e ne ho molte altre ancora da pubblicare.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Tutto ….pensa che sono anche un collezionista di minerali, scrivo poesie e lavoro come perito chimico….

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla).

Questa domanda mi manda in crisi. Ho scritto talmente tanto che citare solo dei versi, estratti a caso, non mi pare giusto, sarebbe poco significativo. Posso però indicare facilmente dove potete trovare alcune delle mie poesie migliori: il blog del Professor Nazario Pardini, insigne poeta e critico letterario di fama nazionale, ALLA VOLTA DI LEUCADE, VETRINA DEGLI SCRITTORI CONTEMPORANEI. (qui il blog) Il blog maggiormente seguito in campo letterario del nostro Paese.

Grazie dell’intervista e un saluto a tutti

Poesie di: Francesco Deiana

VOGLIO TORNARE FRA GLI ESSERI UMANI

Vivo da solo, non pago l’affitto,
son paraculo, e questo l’ammetto,
parlo con tutti, però resto zitto,
mi si confà questa vita da inetto.

Passo la notte fissando il soffitto,
apro il computer e già mi connetto,
palpita il cuore, mi sento trafitto,
conto gli “I like” e ritorno nel letto.

Sono imbrigliato da questo gomitolo,
Facebook mi corre di sotto le mani,
un piciu che tagga adesso lo stritolo:
non posti più le sue foto di cani.

È ormai tempo di chiuder capitolo,
portami altrove da ‘sti ciarlatani,
leggilo bene codesto mio titolo:
voglio tornare fra gli esseri umani.

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NON CI SONO TERAPIE

Tentar di combaciare con l’immagine
che si ha di se stessi è pericoloso,
tra me e me s’è aperta una voragine,
uno iato incolmabile, impietoso.

Non ho ancora intrapreso un’indagine
seria su me stesso, perché non mi oso,
mi limito a sfogliar poche pagine
che già conosco, e poi mi riposo.

Uno psicologo serve, mi dici,
a superare le malinconie
che impediscono d’essere felici.

Forse, ma non ci sono terapie
che possan sostituire gli amici
e possan sostituir le poesie.

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ORAMAI MI PRENDONO TUTTI IN GIRO

Oramai mi prendono tutti in giro
perché scrivo sonetti, normalmente
ci sono quelli a cui non frega niente,
secondo altri invece me la tiro.

C’è quello che non lo sai veramente
cosa pensa, ti legge e fa un sospiro,
poi c’è quello per il quale deliro,
quello finto e accondiscendente.

“Belle”, mi dice, “mi piacciono molto
le tue poesie”, ma io soprassiedo
e guardo l’espressione del suo volto,

non capisco però che cosa vedo,
solamente so che più lo ascolto
più mi rendo conto che non gli credo.

Poesie di: Riverso

IL CIELO NON ABBRACCIA IL MIO SGUARDO  

Distante. Il cielo non abbraccia il mio sguardo
ma lo disperde, come nube leggera che s’apre
in un occhio lattiginoso di rena e mare,
mentre ondeggiano le rondini all’orizzonte
e questo sole filtra dal vento, come un dardo
che trafigge l’onda di quest’iride, e riscopre
il verdeggiante silenzio, l’intenso sapore
d’un’anima che vive d’un respiro simbionte. 

Distante, il tuo volto nel mio riflesso, scompare
e si disperde, come spumiglia d’amore,
il profumo di muschio e lavanda dei tuoi sorrisi,
mentre l’universo muta la forma dei nostri confini
concavi, in un tempo che volge a dissipare
il distacco ritmato dai giorni, quel dolore
che in lontananze di tramonti cremisi
vede l’intrecciarsi perpetuo dei nostri destini. 

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DISNODA DALLE DITA AFFUSOLATE E BIANCHE

Disnoda dalle dita affusolate e bianche
le ciocche d’ebano e di salsedine
che l’onda della mare sfavillando di luce
ha intrecciato tra il tuo sorriso
e la leggerezza d’una voluta di spuma. 

E mentre tessi dei tuoi capelli le trame,
districa quel tuo essere Amata
senza recidere dei ricordi le radici nell’anima…
e nel tuo passo leggero di dama
sulla rena umida le tue orme spoglie
come note su un pentagramma
musiche inattese andranno a comporre,
armonie d’estivi sogni che addormentandosi
a perdersi sotto il ciglio delicato del mare sfumeranno.

 In quel profilo d’un chiaroscuro gioco
t’osservo, dall’ombra d’un ginepro,
mentre il profumo acerbo delle bacche
si mischia al mio e alla sabbia.
Odo del tuo canto il sorriso e lo spendore,
mentre nell’orizzonte profondo
il mio ed il tuo sguardo si perde,
e naufrago d’Amore nel buio mi confondo,
fingendomi terra, e poi acqua, e cielo,
quel panorama lontano ed eterno
in cui il nostro sguardo si ritrova.

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COME UN REFOLO DI VENTO ARRIVA

Come un refolo di vento arriva
improvviso ed inatteso,
ad impregnar l’aria ed il respiro,
il tuo profumo,
e sorgivo un torrente in petto
dirompe, sull’acciottolato tondo
e rilucente d’emozione
a galoppar dritto verso il cuore,
che del bordo il colmo,
di te, mai raggiunge.

 Arriva impensato,
da un dove che non immagino,
forse distante, oltre tempo,
oppure prossimo, cullato dal palmo
d’una mano che nella mano
prigioniera e libera,  non ti dimentica.
E lo sento danzare nell’aria,
girar in vortici ritorti e preziosi,
brillar nel sole e tra le nubi,
fino all’attimo in cui,
avvolgendomi, mi consola.

 Così, nei momenti in cui ti penso,
e le parole si sciolgono del significato,
si confondono, piovendo a terra vuote,
come viaggiatore nel tempo
giungi, in un refolo di vento,
a rammendar i ricordi,
ricucendo i significati,
giungi tu
a colmare le  parole,
come se prima d’ora mai avessi scritto,
come se prima d’ora mai avessi parlato
giungi tu
ad accecare il mio silenzio.

Intervista a: Riverso

1)Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Sono un “ragazzo” di quasi quarant’anni ormai, che non si può definire poeta, ma di certo si sente un menestrello amante delle parole, dei giochi che si possono fare con esse e di tutto quello che concerne la nostra bellissima lingua. Ho un blog dove pubblico, quando l’ispirazione mi guida, qualche poesia http://riversamente.worpress.com . Questo per quanto riguarda il ragazzo. L’uomo quarantenne, invece, collabora come agronomo con strutture private e regionali, in una regione che ho imparato ad amare come il Lazio.

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

La mia prima opera la conservo ancora gelosamente, l’ho scritta in seconda elementare. “La Natura”, poesia che conosco a memoria e che suscita in me ancora un senso di dolce commozione. Il perché forse non esiste… credo che scrivere poesie per me sia una semplice attitudine, c’è chi è portato per la musica, io per la poesia.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Sono molto poliedrico da questo punto di vista. Ho uno stile che spero si distingua dagli altri, e con questo affronto, di solito, le impervie vette dell’Amore, puro o carnale, immaginario o reale. Altre volte mi diletto in poesie storiche, oppure in opere attuali, ho toccato temi come le guerre, la religione, la politica. Indubbiamente il filo conduttore che lega ogni mia opera è la Natura, vista e vissuta anche nella vita reale come madre e amante, unica e sempiterna.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?

Sarebbe forse più facile dire chi non mi influenza. Uno su tutti? Montale. Lo amo, alla follia, lo invidio, alla corrosione. E’ l’inarrivabile vetta a cui aspiro. Non credo ci siano poeti di una levatura e di un’incisività così profonda come Montale, i cui versi ogni volta aprono baratri di passione e di emozione che non sospettavo neppure di avere. Poi posso citare Dante e Petrarca (quando scrivo sonetti), Neruda (per alcune poesie d’amore), D’Annunzio, Leopardi, Pascoli. La Merini è un’altra poetessa a cui non ci si può non rivolgere. Ma inserisco anche “poeti diversi”: De Gregori, Samuele Bersani per fare due esempi di grandi poeti-cantanti che sanno emozionare. Ancora potrei continuare con molti autori stranieri che ho letto (Neruda, già citato), Voltaire, Fried, Shakespeare, e molti altri.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Soave. O almeno spero lo sia. Cerco nelle parole sempre la leggerezza, anche quando tratto temi come la guerra o la morte, cerco sempre un’aulica presenza che riesca ad alleggerire le mie parole. In realtà quel che cerco è una musica, ed essendo io d’ispirazione molto classica, cerco nelle parole quella sonata di pianoforte o quel susseguirsi di note che non so suonare, ma cerco di scrivere. Tramutare l’indessicabile in verbo… e per far questo, a mio parere, le parole devono raggiungere le vette più alte della musicalità e della leggerezza.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

Domanda che mi fa assolutamente sorridere. Ho amici molto critici e, quando utilizzo una parola troppo frequentemente, vengo schernito senza ritegno. Per questo ho un lessico ricco di sinonimi, quindi potrei dire che più che le parole è la sintassi è la mia cifra stilistica. Però, per non deludere le aspettative della domanda ammetto che mi innamoro con facilità di alcune parole e, pertanto, i capelli sono “ebano” e gli occhi “smeraldo”, le nuvole formano “arabeschi” e c’è sempre il sole, o la luna, o qualche gioco di luce che si va ad “intrecciar” chissà dove ed il tutto è “incanto”. La mia verve musicale impone, inoltre, verbi con finali tronche: svanir, morir, amar, tesser, sfumar… e potrei continuare ancora

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Emozioni. Non credo di chiedere altro alle mie poesie. Voglio comunicare un’emozione e, perché no, far sentire una musica legata a quell’emozione. Che la musica sia quella che ho ascoltato io nello scriverla, o sia qualcosa di completamente diverso percepita da chi legge, poco importa. È importante però che un’emozione (non la mia, sia chiaro) emerga e colpisca chi mi legge. Questa è la mia massima aspirazione.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Non so se sia un campo artistico, ma amo i bonsai, gli Origami e, di tanto in tanto, faccio impazzire i miei cani e i miei gatti suonando il bodhran (male e fuori tempo… sono negato). Credo che scrivere poesie (e qualche volta narrativa) sia davvero il massimo a livello artistico che questo pianeta possa sopportare da me.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Tutte. Leggo qualsiasi cosa, dalle etichette dei detersivi, ai giornali, ai libri (fantascienza, gialli, romanzi, commedie, racconti, poesie, ecc.), ai blog, ai testi scientifici, alle normative in ambito agricolo… mi piace leggere, cerco di farlo spesso, cerco di farlo sempre. In questo momento sto leggendo un thriller (Deaver) e un manga (così, per non farci mancare nulla…).

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)

Seguo volentieri l’autore Hariseldom sul sito http://www.scrivere.info oppure, sempre su quel sito, altri autori come Patrizia Ensoli e Santo Aiello. Inoltre leggo volentieri le poesie di Mistral sul blog: http://ombreflessuose.wordpress.com/, oppure i racconti di rO ed i suoi amici su: http://farovale.wordpress.com/; ammetto però che sto facendo torto a molti autori (scrittori di narrativa o di poesia), ma spero mi perdoneranno se non li cito tutti.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

No, sono stato spesso presente su varie opere multi autore, ma una silloge personale ad oggi non l’ho mai pubblicata.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Non credo di essere eccentrico, non nell’accezione comune di questo termine. Spero di essere una persona originale, quando si parla con me.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

A dire il vero non ho versi preferiti, ma ho una poesia che ricordo con piacere (e di cui riporto, infrangendo un po’ le regole, l’ultima strofa di ben quattro versi) non perché sia tra le mie più belle, ma perché è la prima dell’ultima importante svolta nel mio modo di scrivere:

“Attenderà il tempo i nostri passi,

poiché al tempo non obbediscono

gli amanti, uniti come unico corpo

l’un nell’anima dell’altra, a completarsi.”

(da: Attenderà il tempo i nostri passi http://riversamente.wordpress.com/2012/09/30/attendera-il-tempo-i-nostri-passi/)

Poesie di: Lila

A MIA NONNA

Avevi capelli rossi lunghi come l’aria
stesi sull’erba, accanto alla tua terra
Gli occhi grigi
velati dalla paura della morte,
le guance come tulipani
mani rugose e belle

Ridevamo
io e te, malizia contadina,
con te sentivo il profumo, farina
le uova, un po’ di sale
poi impastare
e mangiare il frutto, del tuo lavoro

Il pomeriggio a volte
parlavi del tuo mondo
di te e della tua vita
di quell’uomo mai troppo amato
e di tua figlia uccisa dalla guerra

La terra tiene con se lei e te, ora
riscaldata dal sole
il sole che spesso cercavi
nei pomeriggi di ogni primavera.

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IL RIFUGIO

La pioggia cade trafigge le ombre
d’automobili in coda come foglie
sparse e il semaforo verde colore,
l’età chimera d’amore tra voglie
che s’affacciano a volte numeri, ore
calcolate, velocità distoglie
e toglie la pellicola d’umore
che copre il viso dei passanti coglie
assente il circolo casto, l’errore
di andare fuori, evadere. Alle soglie
del risveglio si posano le spore
di un millennio e tra marito e moglie
o platonico o virtuale l’amore
o come polvere che il vento scioglie
tra i capelli dispersi, smog, odore
che dai tubi passa e la vita sceglie
lentamente la chiave del motore
si gira là dove il mulino coglie
l’acqua rapida del fiume corre e gore
tra le ruote calde, con il viso a scaglie.

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VEDRAI COM’E’

Non so se accadrà domani
le mie mani su di te
tradisco pensieri
e mi abbandono
Non amo i calcoli
ti penso e nulla più
ti chiedo solo
di essere
per me.

Poesie di: Francesca Pels

DIO
So perché ti ho creato
Ma non ricordo perché ti ho creato
Così.

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CANNIBALISMO

Vivere
secondo un oroscopo
da deridere:
persone
che vanno bene
che non vanno bene
adatte
non adatte
compatibili
incompatibili
come fossimo cavi usb.
Usarci
potendoci ricomprare
potendo cambiare modello
e rimetterci sul mercato al costo di un sms al
quattro-otto-quattro-fattene-una-ragione
che ci dica
se
andiamo bene;
controllo qualità della nostra azienda
per cannibali.
Siamo vegani
ma gli uomini li mangiamo,
siamo ambientalisti
siamo ecologisti
ma di umani ci strafoghiamo:
idee poco inquinanti
poco inquietanti
sentire a basso consumo
persone ad alta digeribilità
per fottere – forse
per fottercene
per fotterci.
Realtà di pixel
facendo l’amore a chilometro zero
con una webcam.
Vivere spolpa
se lo si fa bene;
noi cerchiamo di sopra-vivere
di sopravviverci.
Ma io non voglio
non voglio sopravvivere
io non mi accontento di questo cannibalismo
educato. Io mi incazzo e
maleducatamente
vi mando affanculo.
Non ho nessuno di ultraterreno
per cui risparmiarmi.
Io scelgo di esistere:
sentire è sempre sentire forte
ogni incontro uno scontro
ogni graffio uno squarcio
ogni volta una svolta
il coraggio di avere coraggio
con fragilità.
Vivere
e rischiare di
morirne
con la voce che trema
i capelli spettinati
i segni dei ricordi sul corpo
il peso dell’incapacità di scordare
e la beffa di rinascere
dopo ogni catastrofe.
Nessuna garanzia.
Nessuna assicurazione di
sentire
sapere
pensare, ma non troppo.
Solo il cosmo
addosso
e dentro
caos

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FILANTROPIA A DOMICILIO

Avvolta
intorno alla colonna vertebrale
mi spiego
me;
come un astronomo
con il suo telescopio
osservo
dietro le mie palpebre chiuse
e imparo
a convivermi.

Intervista a: Francesca Pels

1)Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Francesca Pels, piacere. Anche solo Pels.
Sono una scrivente: scrivo prose, articoli, diari, saggi, poesie, che spesso porto fuori da scrivania e virtualità per farle diventare poesia di strada, attraverso installazioni, pitture murali e manifesti. Sono una filologa nel senso più etimologico del termine, amo le parole e mi diverte rimanere sul crinale fra reale e virtuale, fare e oziare, come ammicca il titolo del mio blog: http://otium-et-negotium.blogspot.it/

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?
Queste domande rischiano sempre di confondere storia e ricostruzione fantasiosa.
Mi ricordo che avevo undici anni, ero a casa dei miei nonni e nevicava; decisi di scrivere un racconto e mi piacque tantissimo.
Scrivere divenne la mia cosa più preziosa, il forziere sepolto di una bambina metropolitana. Cosa mi spinse e perché rimane senza risposta – o forse troppe, ma un aspetto è rimasto inalterato: scrivo perché mi piace scrivere.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Quando scrivo voglio essere capita, perciò preferisco tentare una poesia che, secondo le mie testa e sensazioni, sia al passo coi tempi e col lettore: verso libero, parole scelte, precise, ma non altisonanti. Consapevolezza senza ostentazione, così mi piace scrivere.
Poste queste caratteristiche, sperimento, come nella vita, e la forma che meglio mi riesce credo sia una poesia fulminea: poche parole evocative e cesellate, meno tempo per leggerle che per ripensarle e gustarle nel bianco della pagina.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?
Sì, di sicuro si. Studio Lettere, mi è inevitabile essere influenzata dagli autori di cui mi occupo, dalle origini fino alla contemporaneità relegata nelle pagine finali dei manuali. Allo stesso tempo è per me difficile stabilire preferenze: ho imparato ad apprezzare opere che non incontravano il mio gusto, ho scoperto – e qui devo ringraziare le esperienze di poesia di strada – che quasi chiunque può insegnarmi o ispirarmi qualcosa.
Però non voglio sottrarmi dal fare nomi; chi mi sento di citare in questo momento, per una serie lunga di ragioni tra cui la sua poca ingiusta fama, è Alejandra Pizarnik.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.
Preciso. Quasi pignolo, talvolta.
In questo mondo di caos voglio che le mie parole siano un territorio di senso e significato precisamente ritagliato.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?
Non sono d’accordo, non penso di avere parole preferite: la magia del linguaggio sta nella sua pluralità, nella sua poliedricità, grazie a quella possiamo dire anche l’indicibile. Perciò io le parole le voglio tutte, non vorrei fare a meno di nessuna; mi piace impararne di nuove e impiegarne ciascuna nella giusta occasione.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?
Complessità, che sia di linguaggio, come si diceva prima, complessità del mondo, della vita, degli esseri umani; voglio pensare che le mie opere siano un frammento specchio di questa complessità, spaventosa e meravigliosa, che è l’esistenza. Penso e spero emerga uno stimolo di non indifferenza.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?
Mi piace fare fotografie, disegnare, dipingere e modellare, però la parola rimane il mio amore più grande – e più legittimo, credo.

9) Quale tipo di letture preferisci?

In assoluto preferisco leggere poesia.
Di recente però mi affido volentieri a romanzi grafici e fumetti.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)
Onestamente no.
Seguo più o meno giovani scriventi, come me, e alcune pagine che propongono miscellanee di versi e svariati stralci di opere: tutto molto interessante, purché la curiosità del lettore non si sazi troppo in fretta.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).
No, le esperienze editoriali finora sperimentate mi hanno assai delusa.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?
Giusto l’altro ieri uno sconosciuto mi ha definita una teatrante. Ho le mie ossessioni e la passione per tante cose superflue, ma penso di essere originale come ogni persona.
D’altronde, definiresti usuale qualcuno che appende in giro le proprie poesie?

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)
Non so se siano i migliori, ma sono stati, per me, fra i più incisivi:

D’accordo; sarò una Venezia.

In piedi
sull’acqua.

(“Sarò una Venezia”, http://otium-et-negotium.blogspot.it/2012/08/saro-una-venezia.html)

Poesie di: Annelisa Addolorato

BUROCRAZIA ALIMENTARE

multiculturalismo e grammatica italiana spicciola
(parte prima: cambio di consonante, vocale e uso delle preposizioni ‘di’ e ‘da’)

La barca da bollo
La marca da ballo
La barca da ballo

La burka da ballo
La burka da bollo

La burka da bello
La barca da bello
La marca da bello

La barca di Nello
La marca di Nello
La marca di nello
La barca da nello

La marca da dello
La burka da dello

La barca da bollo?
No…
La marca del pollo!
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ECCO VOLEVO DIRE

Basta-basta-basta con gli inceppamenti nel download dell’amore… Basta!
Déjate llevar.

Sì,sì. Ti ho detto sfruttami,
ma intendevo dire ‘sbucciami’,
piano piano, di tutti i vestiti,
di tutto il superfluo,
e aiutami a incontrarti.
Proprio qui.

Effetto biancaneve:
llévame contigo.

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MUTUO D’AMORE

Per una poetica della luce in più stanze
Prima stanza – A mò di introduzione nell’argomento
(ne seguiranno altre, in futuro)

Ai tempi che cambiano – Ovvero la fiducia nel domani
In passato, si moriva d’amore, i poeti – dicevano che “morivano d’amore”.
“Ah, muoio d’amore”, diceva il poeta tragico-romantico.

Oggi, invece… nel 2014: Mutuo d’amore

Mutuo amor di mutuo
Amor mutuo d’amor di mutuo.
Mutuo l’amor con un mutuo?
Mutando il mutuo amor / si ama il mutuo?
Amore io muto -forse- per mutar di mutuo
Muto il mutuo con amor
Io muto il mutuo con l’amor
L’amor di mutuo / è mutuo amor !!!

Mutuo amor
Mutuo amore
Amore mutuo.

versus

Amor del mutuo
Amore di mutuo
Mutuo d’amore. Amore muto. Per un po’ va bene. Ma non esageriamo! Ma torniamo a noi..

Mutato in mutuo, l’amore muterà?
Secondo i sondaggi e le statistiche, l’amore, così mutato, crescerà, aumenterà.

In barba a tasse e tassi, si espanderà sui metri quadrati disponibili,
anche debordando, illimitatamente, dalle mura di casa. Svalicando. Librandosi, liberandosi.

Perché, si sa, l’amore è nomade. E fermarlo sarebbe come
dar retta a quel buffo cartello, ossimoro in pensione, che nei mercati popolari
a volte diceva “DIVIETO DI SOSTA AI NOMADI”

Quindi, ma allora.., l’amore è mutuo?!!!

Hoy, los poetas son felices, como perdices!

E dicono:
“Oggi non muoio d’amore. Oggi mutuo d’amore!!”

Poesie di: Benedetta Murachelli

METTETEMI LE CALZE DOPO MORTA

Mettetemi le calze dopo morta
perchè i miei piedi si sono meritati
i mille e mille punti
addomesticati, ordinati, tessuti,
zampette tenaci su paralleli e meridiani.

Questi piedi guardati a vista,
e sempre dall’alto, hanno scalfitto
la corteccia degli indifferenti,
fuorviato lo strisciare degli infidi
ignorato per se stessi tante primavere,
disperso le polveri d’oro di amorose estati.
Hanno scavato lunghi solchi con unghie taglienti
lasciato anime in pena nei labirinti del rimpianto.
Recisero sul nascere i sogni arditi della notte
A volte accarezzarono morbidamente accosti compagni
condividendo superbi progetti di fuga
e troppo presto dimenticarono la dolce ebbrezza della corsa,
l’equilibrio in mezza punta di un giro di valzer,
la civetteria di un rosso tacco a spillo
i nervi contratti nell’abbraccio d’amore.
E furono impotenti alle falci dell’autunno
e al bianco accecante e freddo dell’inverno.

Mettetemi le calze dopo morta perchè
io possa riscaldare il ricordo che avrò di me.

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ARTIGIANATO FAMIGLIARE

Ti ho cucito un vestito di parole.
Ho srotolato la s per farne filo
la i mi fece d’ago
con la x ho tagliato un tessuto resistente
con le u e le c ho smussato gli angoli,
rinforzato i bordi, scoperto trame.
Dalla o ho ricavato un collo importante.
Ho adattato due p alle spalle,
per ogni gamba una flessibile L
Ho scelto accuratamente tra tutti gli alfabeti
fresco, tepore, vestibilità, adattabilitá.
Mi sfuggì la t. Fuori controllo,
percoteva la tua pelle battendo
a caso la tua indifferenza e mi facevo guerra.
E poi e ancora, senza arte né parte, con
candore, speranza, tenacia, pudore,
io ricucivo un vestito di parole
costeggiando, nuda, la pericolosa follia
di voler vestire l’anima.

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VOGLIO DESCRIVERTI

Voglio descriverti mio angolo solitario
confluenza dei miei punti cardinali
pentolaccia ribollente di elementi naturali
Acqua su fuoco
Fuoco su vento
Guerra su pace
E pace su guerra.
Movimento e fissità
apri gravi arditi
sconfinanti su praterie irrazionali
e ti richiudi in illeggibili acuti
pericolosamente in bilico
su scogliere indifferenti.
Mi ecciti con le speranze del mattino
sfida quotidiana al tempo
E accogli conquiste e delusioni
sui cuscini di piuma strappata della sera.