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“Antichi cognomi biellesi” – l’arte della correzione.

La mia passione per i libri è molto spesso arricchita dai libri antichi.
Un libro antico conserva la storia tra le righe insieme ad una sua personale, nelle pagine, nella copertina.
Tra le pagine si ritrovano segnalibri, molto spesso santini, sottolineature a matita, fiori essicati. Le pagine sono macchiate da umidità, altre ancora sono ancora unite, mai lette.
L’editoria biellese ha prodotto molti testi, di svariati argomenti, incentrati sulle opere edilizie di culto, quali Oropa e i santuari minori; sui ricetti, primo tra tutti quello di Candelo;  sulle piante auctotone, quali i castagni; su miti e leggende.
Molti sono gli scrittori, studiosi e fotografi locali che hanno dato vita ad un tesoro di informazioni che i libri hanno conservato.

Cesare Poma,  industriale cotoniero biellese, laureatosi in Legge, si avviò alla carriera consolare e fu console a Smirne, in Inghilterra, in Messico, in Cina e in Sud Africa. Tornato a Biella si dedicò agli studi storici, toponomastici e linguistici.
Tra questi, “Antichi cognomi biellesi” -appunti filologici- edito a Biella , Tipografia G. Testa, nel 1908.
Questo testo di 52 pagine, “…è limitato all’Index nominum…edito a Biella nel 1904” ed è una correzione dello stesso secondo le informazioni in possesso del Poma.
Parte da ADVOCATIS passando da GILODO terminando con ZUMALIA, e per ognuno vi è la derivazione, l’epoca e ove possibile, il significato del cognome.
-“ARTALDUS, ARTALDI, de ARTALDO, una delle più antiche famiglie. – Cognome di origine teutonica, da Artald, radici hardu duro e vald dominare.“-
Un lavoro di difficile correzione che deve aver preso tempo ed impegno allo studioso.

Ma si sa, il lavoro dello studioso non è mai finito, un lavoro di ricerca mai ha posa e tanta è  la passione da non restare mai immobili.
Ecco quindi che Cesare Poma, sul suo stesso libretto, apporta modifiche e correzioni ulteriori, e lo fa a mano, con postille a penna rossa, nera, con inserti in carta incollati.

Un fascino unico per un’opera ancora più completa, in perenne divenire.img_3686-copia img_3687-copia img_3689-copia img_3690-copia

Chiara 

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Recensione: “Il posto delle fragole” di Massimo Botturi

Appoggio il capo della mestizia di alcuni giorni di vita grama, nello sconforto s’accende il ricordo e la solerzia dei passi, si placa.
Apro allora con rito e cerimonia il libro di poesie di Massimo Botturi, una pagina dopo l’altra con la lentezza pigra degli anni e siedo al suo tavolo, accanto, spalla a spalla. Volto il viso ed intravedo quel guizzo rosso che genera amore e poesia. Può questo un libro di poesie? Può ridonare la pace? Riprendersi il respiro da sotto la terra?

“Il posto delle fragole” di Massimo Botturi è un campo da coltivare d’emozioni e il poeta  v’è a guida e maestro.

“Il posto delle fragole è qui, che m’hai nutritoil-posto-delle-fragole
col latte di chi fonda città
e dà nome ai fiori. E’ questo bell’andare
che ci matura al sole, è la gentile ombra
che ci facciamo dopo.
Servisse un’occasione di esserlo davvero, vicini
quasi dentro, alla felicità” ( Il posto delle fragole)

L’arte della poesia  è la sua strada e sporcarla con le mie parole par di mettere ghiaia bianca ove c’è erba prelibata.
“Ti scrivo una poesia come farei l’amore.
Entro nel foglio tutta la testa
perché è acqua, la fonte che d’estate si carica di labbra.
Gli segno gli orli come una sarta
gesso chiaro, fingo sia una tovaglia di trine […]
[…] Ti scrivo una poesia che fa cenere dei giorni
di noi, quando vibriamo come due pietre scaglie
e fuori viene un fuoco ch’è ancora da inventare” ( La cenere dei giorni)

Se t’appresti al bordo liscio e tondo delle parole del poeta, scorgerai i sentimenti di cui t’adorni capo e cuore ogni mattina; sebbene siano sue, di natura ti si generano dentro e rinascono, radici e rami impiantati.
La nostalgia, se la vuoi trovare
“E si sta come le vedove al mare
gli occhi lunghi, a misurare il cielo
piedi bagnati e lustri.
Si sta come le reti da rammendare ancora
nostalgiche del fondo
della veloce mano, dei nodi scossi addosso al corallo.
E’ un bel rumore” ( Sera) 

L’amore, prediletto figlio del poeta, d’antica e vetusta devozione e fedeltà
“Dì, te l’immagini natale tra vent’anni?
O capodanno, pieno di spari, e di rumori?
Capaci ormai di sopportare niente?
Io lo so.
Cucineremo pasta e lenticchie, una bottiglia
di quelle sigillate da timida allegria;
con le ciabatte e le doppie calze
mezze luci. La tele che sputtana musica col dire” (Timida allegria)

l’amore, quello della carne e della pelle e del silenzio delle parole
“Parole che è meglio lasciare da parte
procedere prima a carezze, su in fronte.
Parole d’addio che farebbero a pugni
parole per ridere senza rancore.
Parole che al posto del t’amo, nessuna” ( Parole)

La malinconia del tempo spezzato, tornato, riperso, inflitto, vissuto, non sprecato.
“Sapere prima il tempo che non sarai più tu 
a spegnermi la luce, non so
se lo vorrei” (L’oracolo) 

Vi è un senso passato tra le parole di Massimo Botturi, l’odore del grano tagliato, il rumore secco delle cartoline tra i raggi della bicicletta, il freddo tra i calzoni, l’acqua fredda nell’acquaio, il gabinetto condiviso sul balcone, i baci sulla bocca, il fieno tra i capelli.
“Per dire le orazioni toglieva il suo ditale
il filo già scaduto alla bocca; ed ogni cosa
veniva come a prendere luce
là, in cucina
dove la roba d’altri sostava in agonia
per farci mille lire o di più
per la bottega, i libri della scuola
le scarpe da aggiustare.” ( In lei fuggiva vita del fiore)

così come alberga la follia, l’incompreso cenno delle lettere, righe scomposte, ricercata accuratezza delle parole, affannata corsa verso l’ignoto, ne mai il poeta se ne sottrae.
“Quel che va fatto è mettersi in pace
darti il meglio
di certi spettatori celesti sconosciuti
piedi di nafta ed eliche al passo.
I loro occhi, le orecchie e i magnetofoni accesi sulle stelle.
E’ darti le autostrade finite a piedi nudi
e gli elefanti sopra le donne
a farsi indietro, come coltelli in pance di ferro.” ( Cose uguali)

Viene da chiedere residenza ne Il posto delle fragole, cambiare nazione e là dimorare. Viene da distendervi una coperta e contare i fili d’erba, i rossi germogli dei frutti ancora acerbi; viene da alzare il capo nella notte buia a contare le stelle, senza intimorirsi del rossore della guance, dei desideri spinti, delle lacrime e delle risa.
Viene da restare, così come si resta sulle labbra di un bacio d’amore vivo.
” Ti bacio sulla bocca perché mi viene bene
e tu mi fai gli applausi
e si muore un po’ meno ( Ti bacio sulla bocca) 

“Il posto delle fragole”
Massimo Botturi
Collana “Poeti senza cielo” – Genesi Editrice
ed. maggio 2012
pag.105
€ 12.00

La poesia di Massimo Botturi si trova su massimobotturi.wordpress.com

Chiara

Poesie di Maurizio Donte

SAMHAIN

Io vedo l’ombra che avanza silente,
presso la chiara via d’acqua sorgiva;
dirada la nebbia che oscura
le lievi onde del lago:
con la memoria nel tempo divago,
ricordandomi di cose lontane…

Io vedo l’ombra che lenta si stende
e sui prati dilaga
e della mia cetra sfioro le corde:
dal tempo andato ricavo le note,
che non disturbino le anime sorde
dei morti eroi
che tornano dal Sidhe.

A Samhain s’accendono i fuochi,
nella notte degli amari ricordi
e canto alle ombre, trovando gli accordi:
“Disertate, vi prego, questa notte,
gli incroci e le strade, voi non sapete
dove conduce la via delle spade:
a strani luoghi, deserte contrade
da cui la vita non torna, ma viene
la morte. Ed un soffocante grigiore
regna sovrano, nell’oscurità
priva di stelle, notte fonda senza
mattino: l’alba non sorge in quel mondo
divino, là, dove domina il Dagda,
il signor della fine”!

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XIX – L’ISOLA DI SKYA

L’acqua si muove di sotto la nave
mentre leggera s’invola alla sponda,
dove vi è nulla di lieve e soave:

l’erto castello che è cinto dall’onda,
che, della dea, è la fissa dimora.
Qui il mio legno si mette alla fonda:

scende l’eroe e va dalla signora,
Scathàch che vive su quei duri scogli,
l’arte di guerra, insegnandovi ancora.

“Qui è bene che dell’orgoglio ti spogli.”
Dico al Mastino, ma lui se la ride,
scende dal legno, ruggendo alle sfide.

Viene di corsa, saltando le rocce,
come il salmone fa sulle cascate:
viene Setànta sul ponte che oscilla,

lo salta di slancio e sembra volare.
lo guarda, la dea, torva e sprezzante,
la lancia afferra e poi corre distante.

Viene Scathàch, come nembo di fiamma:
saltar del cervo, il suo passo veloce,
intanto che il cuore d’ira s’infiamma,

si fa il suo sguardo crudele e feroce.
Si erge dall’ombra ed impugna la lancia,
e s’apre l’aria e saetta Gae Bolga:

sotto quel colpo, l’eroe si sbilancia.
Cade il Mastino, ma presto risorge,
si alza da terra, qual sole che sorge.

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XX – LA SFIDA DELLA DEA

E viene Scathàch, saltando sui fossi,
dove, dei morti, biancheggiano l’ossi,

viene furente di rabbia divina,
lei, nata donna, ora dea che rovina.

Nessuno salva dalla sua furia:
piegò quei pochi con la lussuria;

maestra di guerra, delle armi è sovrana,
nessuno che osi chiamarla puttana.

Cadono le teste, sotto la spada
della guerriera che sbarra la strada

all’erta rocca, che è cinta dall’onda
dove il guerriero, s’accosta alla sponda.

Grida la dea con rabbia potente,
si perde l’eco al sibilar del vento:
di questo, l’eroe, sorride contento.
La mano mette alla spada lucente
e poi la guarda, anche lui sorridente.
Si frange il mare, tuonar da spavento,
sulle aspre rocce, dove io meno sento.
Urla il guerriero, la sfida furente,
regge lo sguardo della dea veniente:
suona l’acciaio, con forte clangore,
e lei sorride, vedendo il valore.
La colpisce il Mastino,
ed è proprio il dolore
che la conduce ben presto all’amore;
alza la spada e s’avanza prudente,
nella sera incipiente,
disarma l’eroe con forza suprema,

vola la lama,
ma lui no, che non trema!

I tre componimenti sono un estratto di Cù Chulainn, il Mito del Mastino di Cullan, libro di nuova pubblicazione.

Poesie di: Stefania Nardi

SOLO TRE COSE

L’amore indossa i calzoncini blu e una maglietta di supereroi, che mamma ha bisogno di una certa protezione.
L’amore guarda con occhi grandi e misto verde, si pulisce la bocca con le mezze maniche di una maglietta, soffia aria tra denti ancora distanti.
L’amore inventa parole nuove per farsi grande, scappa quando ha paura, stringe Teddy nel sonno, ride d’ironia precoce.
L’amore osserva per crescere, cresce e non vuole, vive in un mondo dai contorni arcobaleno e teme il grigio.
L’amore incanta
L’amore ama
L’amore è amato.
L’amicizia nasce in due righe e tre minuti, o dopo dieci anni.
L’amicizia ha il tratto deciso di parole scritte, la colonna sonora di un viaggio, occhi che sanno leggere davvero.
L’amicizia ha un divano comodo, una sigaretta accesa, sa di tiramisù variegato e pennette al limone con troppa panna.
L’amicizia resta senza benzina, regala fiori preferiti, non sa ballare, conosce la follia.
L’amicizia ti dice che sei profonda, così profonda che forse ti sei persa. E tu sei persa davvero, e ridi.
La passione è una vita concentrata in poche ore.
La passione è una cuffia, una postazione, un microfono, la nota che credevi di non raggiungere.
La passione telefona all’improvviso in una mattina senz’aria, ecco il vento da quella finestra, finalmente.
La passione fa ridere e spera di ridere ancora.
La passione ha neuroni allenati, maglioni a collo alto, ha il sapore di un sigaro, sa stringere le mani, sfida e non da ragione.

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LA SERA DI TROPPO

È la sera dei baci non dati,
preludio d’un domani al condizionale.
Tenuta in piedi da mezze misure,
avanzo tra le braccia tese
di chi misure non ha,
di chi tregua non da’.
È la sera dei sogni restituiti,
peccatori di troppa realtá.
Stanca di sognare in silenzio,
urlo al mondo il bisogno di un’alba
che mi svegli da questa notte
di buio e coperte,
di pensieri pesanti e occhi pensanti.
E’ la sera delle pagine non lette,
scritte a metá e per metá promesse.
Lettere che attraggono e trattengono speranze,
punti che non chiudono mai i discorsi,
virgole che diventano facili appigli.
È la sera delle preghiere atee.
È la sera della luna appesa.
È la sera del quarto desiderio.
È la sera che voleva illuminare.
È la sera che non mancava.
Ed è giá notte.

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LEGAMI DI PAROLE

Stringi la mia mano
lungo la stradachenonso,
portami dove tutto iniziò,
ch’io possa guardare
con gli occhidichiero,
negli occhidichieritu.
Torneremo bambini forse,
noi che mai lo siamo stati,
e come bambiniadultimancati,
inventeremo giochinongiochi
per capire come sarebbe stato,
quello che nonsaràpiù.

Poesie di: Francesco Deiana

VOGLIO TORNARE FRA GLI ESSERI UMANI

Vivo da solo, non pago l’affitto,
son paraculo, e questo l’ammetto,
parlo con tutti, però resto zitto,
mi si confà questa vita da inetto.

Passo la notte fissando il soffitto,
apro il computer e già mi connetto,
palpita il cuore, mi sento trafitto,
conto gli “I like” e ritorno nel letto.

Sono imbrigliato da questo gomitolo,
Facebook mi corre di sotto le mani,
un piciu che tagga adesso lo stritolo:
non posti più le sue foto di cani.

È ormai tempo di chiuder capitolo,
portami altrove da ‘sti ciarlatani,
leggilo bene codesto mio titolo:
voglio tornare fra gli esseri umani.

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NON CI SONO TERAPIE

Tentar di combaciare con l’immagine
che si ha di se stessi è pericoloso,
tra me e me s’è aperta una voragine,
uno iato incolmabile, impietoso.

Non ho ancora intrapreso un’indagine
seria su me stesso, perché non mi oso,
mi limito a sfogliar poche pagine
che già conosco, e poi mi riposo.

Uno psicologo serve, mi dici,
a superare le malinconie
che impediscono d’essere felici.

Forse, ma non ci sono terapie
che possan sostituire gli amici
e possan sostituir le poesie.

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ORAMAI MI PRENDONO TUTTI IN GIRO

Oramai mi prendono tutti in giro
perché scrivo sonetti, normalmente
ci sono quelli a cui non frega niente,
secondo altri invece me la tiro.

C’è quello che non lo sai veramente
cosa pensa, ti legge e fa un sospiro,
poi c’è quello per il quale deliro,
quello finto e accondiscendente.

“Belle”, mi dice, “mi piacciono molto
le tue poesie”, ma io soprassiedo
e guardo l’espressione del suo volto,

non capisco però che cosa vedo,
solamente so che più lo ascolto
più mi rendo conto che non gli credo.

Intervista a: Francesco Deiana

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Francesco Deiana, 33 anni, insegnante di filosofia, poeta, accompagnatore di ragazzi diversamente abili. Aggiorno regolarmente il blog http://fradeia.wordpress.com

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

Ho iniziato a scrivere a 21 anni, dicono che si inizi a scrivere quando ci si sente soli, per me è successo così. Ho cominciato per una esigenza comunicativa, per dare una forma più concreta ai miei pensieri.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?
Scrivo principalmente sonetti, sestine e ottave, con verso endecasillabico. Molto raramente uso il verso libero.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?

Sicuramente sono stato influenzato dalla poesia orale dei cantadores sardi, dalla tradizione romana di Belli e Trilussa, e dal romagnolo Olindo Guerrini. Quel che tento di fare è rifarmi a loro per quando riguarda l’oralità, la semplicità, la chiarezza e l’immediatezza del verso.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Chiaro. La chiarezza per me è un vero e proprio valore, essere chiari, nella vita come in poesia, è un dovere morale.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

Tutti gli intercalari, i modi di dire, le frasi fatte, gli avverbi e i sostantivi tratti dal lessico filosofico come sostanza, concetto, pensiero, ecc…

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Spero emerga un po’ di verità.

8)Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Pochi altri ambiti, un po’ di teatro.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Adoro i classici, ma ultimamente sto leggendo anche molti giovani scrittori, spesso esordienti, come d’altronde dovrei essere io. Mi piace sapere a che punto è arrivato chi, come me, si mette a scrivere oggi. Ovviamente quando scovo qualche giovane poeta valido che scrive sonetti, la mia gioia è immensa!

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritto. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)

Sono molti, ne dico tre: Alfonso Maria Petrosino, Guido Catalano (http://www.guidocatalano.it/), Marco Simonelli, (http://www.marcosimonelli.net/), quest’ultimo è un po’ che non aggiorna il suo blog, ma lui è poeta di indubbio valore.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Ho autopubblicato 3 raccolte di poesie servendomi di servizi editoriali ondemand. Tutto materiale che potete trovare sul mio blog o addirittura su Emule. Sono raccolte un po’ eclettiche dove è difficile trovare un filo conduttore, se non per il fatto che si tratta, per la maggior parte, di sonetti. I titoli delle raccolte sono “Si sta come d’estate, petelle sugli scogli”, “M’illudono Sippenso” e “Sono un poeta o sono un imbecille?”.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Molto. In particolare provo molto piacere a leggere le poesie in pubblico, a mettermi in gioco in contesti di reading personali e collettivi, o di eventi poetici come i Poetry Slam.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

Domanda molto difficile, a cui risponderò con i primi tre versi di una poesia di cui, con l’amico Gino Dell’Aera, abbiamo realizzato un video che trovate su Yuotube (https://www.youtube.com/watch?v=l7LCdsnMh8g) . La poesia si intitola “Il Camaleonte” e i versi sono: “Spesso mi sento come un camaleonte / nel senso che modifico chi sono / secondo le persone che ho di fronte”.

Poesie di: Riverso

IL CIELO NON ABBRACCIA IL MIO SGUARDO  

Distante. Il cielo non abbraccia il mio sguardo
ma lo disperde, come nube leggera che s’apre
in un occhio lattiginoso di rena e mare,
mentre ondeggiano le rondini all’orizzonte
e questo sole filtra dal vento, come un dardo
che trafigge l’onda di quest’iride, e riscopre
il verdeggiante silenzio, l’intenso sapore
d’un’anima che vive d’un respiro simbionte. 

Distante, il tuo volto nel mio riflesso, scompare
e si disperde, come spumiglia d’amore,
il profumo di muschio e lavanda dei tuoi sorrisi,
mentre l’universo muta la forma dei nostri confini
concavi, in un tempo che volge a dissipare
il distacco ritmato dai giorni, quel dolore
che in lontananze di tramonti cremisi
vede l’intrecciarsi perpetuo dei nostri destini. 

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DISNODA DALLE DITA AFFUSOLATE E BIANCHE

Disnoda dalle dita affusolate e bianche
le ciocche d’ebano e di salsedine
che l’onda della mare sfavillando di luce
ha intrecciato tra il tuo sorriso
e la leggerezza d’una voluta di spuma. 

E mentre tessi dei tuoi capelli le trame,
districa quel tuo essere Amata
senza recidere dei ricordi le radici nell’anima…
e nel tuo passo leggero di dama
sulla rena umida le tue orme spoglie
come note su un pentagramma
musiche inattese andranno a comporre,
armonie d’estivi sogni che addormentandosi
a perdersi sotto il ciglio delicato del mare sfumeranno.

 In quel profilo d’un chiaroscuro gioco
t’osservo, dall’ombra d’un ginepro,
mentre il profumo acerbo delle bacche
si mischia al mio e alla sabbia.
Odo del tuo canto il sorriso e lo spendore,
mentre nell’orizzonte profondo
il mio ed il tuo sguardo si perde,
e naufrago d’Amore nel buio mi confondo,
fingendomi terra, e poi acqua, e cielo,
quel panorama lontano ed eterno
in cui il nostro sguardo si ritrova.

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COME UN REFOLO DI VENTO ARRIVA

Come un refolo di vento arriva
improvviso ed inatteso,
ad impregnar l’aria ed il respiro,
il tuo profumo,
e sorgivo un torrente in petto
dirompe, sull’acciottolato tondo
e rilucente d’emozione
a galoppar dritto verso il cuore,
che del bordo il colmo,
di te, mai raggiunge.

 Arriva impensato,
da un dove che non immagino,
forse distante, oltre tempo,
oppure prossimo, cullato dal palmo
d’una mano che nella mano
prigioniera e libera,  non ti dimentica.
E lo sento danzare nell’aria,
girar in vortici ritorti e preziosi,
brillar nel sole e tra le nubi,
fino all’attimo in cui,
avvolgendomi, mi consola.

 Così, nei momenti in cui ti penso,
e le parole si sciolgono del significato,
si confondono, piovendo a terra vuote,
come viaggiatore nel tempo
giungi, in un refolo di vento,
a rammendar i ricordi,
ricucendo i significati,
giungi tu
a colmare le  parole,
come se prima d’ora mai avessi scritto,
come se prima d’ora mai avessi parlato
giungi tu
ad accecare il mio silenzio.

Intervista a: Riverso

1)Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Sono un “ragazzo” di quasi quarant’anni ormai, che non si può definire poeta, ma di certo si sente un menestrello amante delle parole, dei giochi che si possono fare con esse e di tutto quello che concerne la nostra bellissima lingua. Ho un blog dove pubblico, quando l’ispirazione mi guida, qualche poesia http://riversamente.worpress.com . Questo per quanto riguarda il ragazzo. L’uomo quarantenne, invece, collabora come agronomo con strutture private e regionali, in una regione che ho imparato ad amare come il Lazio.

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

La mia prima opera la conservo ancora gelosamente, l’ho scritta in seconda elementare. “La Natura”, poesia che conosco a memoria e che suscita in me ancora un senso di dolce commozione. Il perché forse non esiste… credo che scrivere poesie per me sia una semplice attitudine, c’è chi è portato per la musica, io per la poesia.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Sono molto poliedrico da questo punto di vista. Ho uno stile che spero si distingua dagli altri, e con questo affronto, di solito, le impervie vette dell’Amore, puro o carnale, immaginario o reale. Altre volte mi diletto in poesie storiche, oppure in opere attuali, ho toccato temi come le guerre, la religione, la politica. Indubbiamente il filo conduttore che lega ogni mia opera è la Natura, vista e vissuta anche nella vita reale come madre e amante, unica e sempiterna.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?

Sarebbe forse più facile dire chi non mi influenza. Uno su tutti? Montale. Lo amo, alla follia, lo invidio, alla corrosione. E’ l’inarrivabile vetta a cui aspiro. Non credo ci siano poeti di una levatura e di un’incisività così profonda come Montale, i cui versi ogni volta aprono baratri di passione e di emozione che non sospettavo neppure di avere. Poi posso citare Dante e Petrarca (quando scrivo sonetti), Neruda (per alcune poesie d’amore), D’Annunzio, Leopardi, Pascoli. La Merini è un’altra poetessa a cui non ci si può non rivolgere. Ma inserisco anche “poeti diversi”: De Gregori, Samuele Bersani per fare due esempi di grandi poeti-cantanti che sanno emozionare. Ancora potrei continuare con molti autori stranieri che ho letto (Neruda, già citato), Voltaire, Fried, Shakespeare, e molti altri.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Soave. O almeno spero lo sia. Cerco nelle parole sempre la leggerezza, anche quando tratto temi come la guerra o la morte, cerco sempre un’aulica presenza che riesca ad alleggerire le mie parole. In realtà quel che cerco è una musica, ed essendo io d’ispirazione molto classica, cerco nelle parole quella sonata di pianoforte o quel susseguirsi di note che non so suonare, ma cerco di scrivere. Tramutare l’indessicabile in verbo… e per far questo, a mio parere, le parole devono raggiungere le vette più alte della musicalità e della leggerezza.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

Domanda che mi fa assolutamente sorridere. Ho amici molto critici e, quando utilizzo una parola troppo frequentemente, vengo schernito senza ritegno. Per questo ho un lessico ricco di sinonimi, quindi potrei dire che più che le parole è la sintassi è la mia cifra stilistica. Però, per non deludere le aspettative della domanda ammetto che mi innamoro con facilità di alcune parole e, pertanto, i capelli sono “ebano” e gli occhi “smeraldo”, le nuvole formano “arabeschi” e c’è sempre il sole, o la luna, o qualche gioco di luce che si va ad “intrecciar” chissà dove ed il tutto è “incanto”. La mia verve musicale impone, inoltre, verbi con finali tronche: svanir, morir, amar, tesser, sfumar… e potrei continuare ancora

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Emozioni. Non credo di chiedere altro alle mie poesie. Voglio comunicare un’emozione e, perché no, far sentire una musica legata a quell’emozione. Che la musica sia quella che ho ascoltato io nello scriverla, o sia qualcosa di completamente diverso percepita da chi legge, poco importa. È importante però che un’emozione (non la mia, sia chiaro) emerga e colpisca chi mi legge. Questa è la mia massima aspirazione.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Non so se sia un campo artistico, ma amo i bonsai, gli Origami e, di tanto in tanto, faccio impazzire i miei cani e i miei gatti suonando il bodhran (male e fuori tempo… sono negato). Credo che scrivere poesie (e qualche volta narrativa) sia davvero il massimo a livello artistico che questo pianeta possa sopportare da me.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Tutte. Leggo qualsiasi cosa, dalle etichette dei detersivi, ai giornali, ai libri (fantascienza, gialli, romanzi, commedie, racconti, poesie, ecc.), ai blog, ai testi scientifici, alle normative in ambito agricolo… mi piace leggere, cerco di farlo spesso, cerco di farlo sempre. In questo momento sto leggendo un thriller (Deaver) e un manga (così, per non farci mancare nulla…).

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)

Seguo volentieri l’autore Hariseldom sul sito http://www.scrivere.info oppure, sempre su quel sito, altri autori come Patrizia Ensoli e Santo Aiello. Inoltre leggo volentieri le poesie di Mistral sul blog: http://ombreflessuose.wordpress.com/, oppure i racconti di rO ed i suoi amici su: http://farovale.wordpress.com/; ammetto però che sto facendo torto a molti autori (scrittori di narrativa o di poesia), ma spero mi perdoneranno se non li cito tutti.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

No, sono stato spesso presente su varie opere multi autore, ma una silloge personale ad oggi non l’ho mai pubblicata.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Non credo di essere eccentrico, non nell’accezione comune di questo termine. Spero di essere una persona originale, quando si parla con me.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

A dire il vero non ho versi preferiti, ma ho una poesia che ricordo con piacere (e di cui riporto, infrangendo un po’ le regole, l’ultima strofa di ben quattro versi) non perché sia tra le mie più belle, ma perché è la prima dell’ultima importante svolta nel mio modo di scrivere:

“Attenderà il tempo i nostri passi,

poiché al tempo non obbediscono

gli amanti, uniti come unico corpo

l’un nell’anima dell’altra, a completarsi.”

(da: Attenderà il tempo i nostri passi http://riversamente.wordpress.com/2012/09/30/attendera-il-tempo-i-nostri-passi/)

Poesie di: Lila

A MIA NONNA

Avevi capelli rossi lunghi come l’aria
stesi sull’erba, accanto alla tua terra
Gli occhi grigi
velati dalla paura della morte,
le guance come tulipani
mani rugose e belle

Ridevamo
io e te, malizia contadina,
con te sentivo il profumo, farina
le uova, un po’ di sale
poi impastare
e mangiare il frutto, del tuo lavoro

Il pomeriggio a volte
parlavi del tuo mondo
di te e della tua vita
di quell’uomo mai troppo amato
e di tua figlia uccisa dalla guerra

La terra tiene con se lei e te, ora
riscaldata dal sole
il sole che spesso cercavi
nei pomeriggi di ogni primavera.

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IL RIFUGIO

La pioggia cade trafigge le ombre
d’automobili in coda come foglie
sparse e il semaforo verde colore,
l’età chimera d’amore tra voglie
che s’affacciano a volte numeri, ore
calcolate, velocità distoglie
e toglie la pellicola d’umore
che copre il viso dei passanti coglie
assente il circolo casto, l’errore
di andare fuori, evadere. Alle soglie
del risveglio si posano le spore
di un millennio e tra marito e moglie
o platonico o virtuale l’amore
o come polvere che il vento scioglie
tra i capelli dispersi, smog, odore
che dai tubi passa e la vita sceglie
lentamente la chiave del motore
si gira là dove il mulino coglie
l’acqua rapida del fiume corre e gore
tra le ruote calde, con il viso a scaglie.

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VEDRAI COM’E’

Non so se accadrà domani
le mie mani su di te
tradisco pensieri
e mi abbandono
Non amo i calcoli
ti penso e nulla più
ti chiedo solo
di essere
per me.

Intervista a: Lila

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.
Mi chiamo Lila e il mio blog è lilasmile  http://lilasmile.wordpress.com/
Il mio blog ha anche un sottotitolo: Un sorriso può aiutare a vivere.

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?
Ho iniziato a scrivere da quando avevo all’incirca quindici anni e mi ha spinto il desiderio di riportare in un quaderno le mie emozioni. Credo che quando si è adolescenti si è spinti da questa cosa, o almeno per me è stato così. Leggere le mie emozioni mi ha aiutata a gestire meglio le mie sensazioni anche, e soprattutto, in amore.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?
Scrivo quasi sempre poesie d’amore, sono quelle in cui mi trovo di più e credo di esprimermi meglio ma a volte scrivo poesie che riguardano temi generali come l’amicizia, l’umanità, il sentire.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?
Non credo di essere influenzata da alcun poeta del passato però mi piacciono molto le poesie di Hikmet e di Neruda.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.
Che domandona! Non credo di avere uno stile. Chi legge le mie poesie mi ha detto che sono rappresentative, di immagine, come dei quadri. In questa definizione mi ci ritrovo, mi piace offrire al lettore la sensazione di trovarsi di fronte ad un’immagine poetica.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?
Tu dici parole come fiore, cuore, amore? Scherzo naturalmente. Mi piacciono molto queste parole: mani, corpo, abbandono. Credo sia perché penso che nel rapporto di amore sia molto importante legare le mani e il proprio corpo al desiderio e alla capacità di abbandonarsi completamente all’altro.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?
Ci devo pensare..credo una certa sensibilità, quella credo sia legata al mio passato che si riporta chiaramente in quello che scrivo e poi, come ho già detto, voglia di amare e di essere viva.

8)Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?
Purtroppo no, mi piace solo guardare i quadri, ammirarli, a volte sono proprio come poesie, incantano e portano al altri mondi.

9) Quale tipo di letture preferisci?
A dire la verità non leggo moltissimo, preferisco però leggere in ogni caso di poesia.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritto. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)
Trovandomi su wordpress vedo tanta poesia ma se devo consigliare qualche autore direi:
Poetella (poetella.wordpress.com), Massimo Botturi (massimobotturi.wordpress.com), Franz De Boeuf  (franzdeboeuf.wordpress.com) e Intesomale (essereinteri.wordpress.com)
11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).
No, non ho ancora avuto la fortuna di pubblicare le mie poesie ma spero che un giorno questo sogno si possa avverare.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?
Sorrido. Diciamo che sono una tipa a cui piace guardare spesso il cielo, è difficile a volte per me stare con i piedi per terra ma non mi definirei eccentrica.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

Avevi i capelli rossi lunghi come l’aria (A mia nonna)

Tradisco pensieri e mi abbandono (Vedrai com’è)

Sarà libero il confine del mio domani (Sarà libero)

Sono versi pubblicati tutti sul mio sito ossia su lilasmile (il link l’ho riportato sopra).